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Giustizia per tutti: quello che il velo d’ignoranza ci mostra riguardo una società giusta

Se potessi essere chiunque al mondo, chi saresti? Dove vivresti? Come ti guadagneresti da vivere? In che modo ti procureresti aiuto se ne avessi bisogno?

Ci sono alcune circostanze di vita generali che la maggior parte di noi preferirebbe. Se ci venisse fornita la possibilità di scegliere, la maggior parte di noi probabilmente opterebbe per circostanze di vita che ci permetterebbero di fare quel che vogliamo, di mantenerci al sicuro dai pericoli, e di renderci felici.
Potremmo anche voler essere nati in una posizione che ci garantisse un qualche status speciale o benefici economici, come l’essere figlio di genitori benestanti o con connessioni in ambiente politico.

injusticeMa cosa faresti se stesse per esserti assegnato in modo casuale un ruolo in una nuova società? Immagina che non avresti controllo alcuno riguardo la posizione che occuperesti in quella società – ricco, povero, maschio, femmina, membro di un gruppo al momento discriminato o meno – ma che potresti scegliere che tipo di società sia. Probabilmente vorresti che la società fosse quanto più equa e giusta possibile.

Il porre queste domande costituisce, in filosofia pratica, l’inizio di un esperimento mentale. Il suo scopo è quello di aiutarci a pensare a cosa sembrerebbe una società davvero giusta. Ci chiede di immaginare uno scenario in cui dobbiamo creare le strutture sociali e politiche per una nuova società nella quale ci accingiamo a vivere.

In questa società immaginaria che stiamo plasmando, non sapremmo quale posizione occuperemmo noi stessi. Come sarebbe il mondo che sceglieremmo se sapessimo che potremmo nascere nella peggiore delle possibili posizioni all’interno della società? Cosa sceglieremmo se tutto ciò cui pensassimo fosse quanto bene o male le nostre vite potrebbero collocarsi in questa società?

Rat staring out the bars of her cage

Nella filosofia contemporanea , questa incertezza riguardo quale sarebbe la nostra posizione è nota come il velo d’ignoranza. Dietro questo velo d’ignoranza, non conosceremmo la classe, il genere sessuale, il contesto etnico, lo status economico, o qualsiasi altra cosa riguardo colui che saremmo. L’ esperimento mentale ha lo scopo di aiutarci a trovare un giusto sistema per una società di cittadini uguali.1

L’idea del velo d’ignoranza è normalmente utilizzata come uno strumento per pensare alla giustizia all’interno delle società esclusivamente umane. Però non c’è ragione di pensare che dovremmo considerare soltanto possibili situazioni in cui potrebbero trovarsi gli umani. Sarebbe una cosa arbitraria. Il motivo per cui facciamo riflessioni morali sugli umani è perché le loro vite possono essere buone o cattive a seconda della loro situazione, e perché possono essere aiutati o danneggiati da ciò che facciamo. Tuttavia ciò non vale solo per gli umani. Tutti gli animali senzienti possono avere esperienze buone o cattive nella propria vita. Per essere equi, abbiamo bisogno di includere tutti gli esseri senzienti.

Quale aspetto avrebbe una società, basata su principi di egualità, se includesse tutti gli animali senzienti?
Esistono approssimativamente 24 miliardi di animali addomesticati (escludendo gli animali acquatici e le api), più di 3 bilioni di vertebrati terrestri, e circa 13 bilioni di pesci selvatici attualmente sul pianeta . E ci sono solo 6 miliardi di umani circa. Ci sono possibilità che scopriresti, una volta emerso dal velo d’ignoranza, di essere un animale non-umano.

Female deer side view

Se non sapessi a quale specie apparterresti, in che modo creeresti questa nuova società? Che norme introdurresti, e quali leggi faresti rispettare riguardo il modo in cui gli umani dovrebbero comportarsi verso gli animali non-umani?

Se ci fosse una buona possibilità per te di nascere mucca e di essere allevata in una impresa agricola (dopotutto, le mucche sono più numerose degli umani), renderesti legale per le imprese relegare e uccidere mucche per il loro latte, la loro carne e la loro pelle? Se potessi diventare una balena o un delfino, renderesti legale per i parchi a tema contenerti in una piscina piccola e angusta (equiparabile al tenere un umano in una vasca da bagno), permettendoti di stare in una piscina più grande solo per forzarti a eseguire acrobazie in zone talmente rumorose che potrebbero farti impazzire? Cosa faresti se potessi essere un cervo? Creeresti una società che manterrebbe i cervi in una considerazione talmente bassa che potrebbe essere istituita una norma per farti morire di fame o farti sparare allo scopo di preservare specie di piante a rischio? Cosa faresti se potessi essere uno scimpanzé che sta morendo d’Ebola mentre gli umani discuterebbero se varrebbe o meno la pena di affrontare il costo per curarti?
O un animale che stesse morendo di fame in natura, la cui vita potrebbe essere facilmente salvata dall’intervento umano, ma dove la società umana considererebbe l’autonomia degli animali selvatici esser più importante del loro benessere?

Molti esseri viventi soffrono perché o sono sfruttati o perché sono semplicemente trascurati.
Questo è ciò che è la società oggi. Ma non deve essere necessariamente così. Può essere difficile figurarsi una società nella quale tutti gli esseri viventi vengono rispettati, ma ciò non vuol dire che non possiamo intervenire adesso per aiutare a creare una società del genere. C’è stato un tempo in cui il suffragio delle donne e l’abolizione della schiavitù umana parevano impossibili. Fare ciò che è giusto come società richiede che gli individui prendano posizione in difesa di coloro che non possono aiutarsi da soli. Sta a noi tutti lavorare per una società migliore per gli animali non-umani.


 

1 Rawls, J. (2008 [1971]) Una teoria della giustizia, Milano: Feltrinelli.


Further readings

Harsanyi, J. (1955) “Cardinal welfare, individualistic ethics, and interpersonal comparisons of utility”, Journal of Political Economy, 63, pp. 309-321.

VanDeVeer, D. (1979) “On beasts, persons and the original position”, The Monist, 62, pp. 368-377.

Rowlands, M. (2009 [1998]) Animal rights: Moral, theory and practice, 2nd ed., New York: Palgrave Macmillan.

Nussbaum, M. C. (2007 [2006]) Le nuove frontiere della giustizia. Disabilità, nazionalità, appartenenza di specie, Roma: Mulino.

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