Euristica della disponibilità: quando la nostra memoria tradisce gli interessi degli animali

Le euristiche sono scorciatoie mentali che garantiscono risposte immediate a problemi che altrimenti richiederebbero del tempo per essere risolti. Sono processi psicologici che permettono di risolvere problemi complessi, evitandoci di dover pensare troppo a lungo. Uno di questi è l’euristica della disponibilità, ovvero una scorciatoia che porta ad effettuare una valutazione sulla probabilità della frequenza degli eventi, sulla base di quanto sia facile ricordarne un esempio. Il problema di questo processo è che spesso ci porta a compiere giudizi erronei. Questo vale per molti casi in cui sono coinvolti gli animali e la difesa dei loro diritti.

A causa dell’euristica della disponibilità, tendiamo ad attribuire maggiore importanza a determinate problematiche in base a quanto facilmente ricordiamo episodi analoghi. In questo senso, eventi ai quali siamo in grado di attingere con più facilità ci sembreranno più importanti o rappresentativi rispetto ad eventi più difficili da ricordare. Tuttavia, spesso gli esempi che ricordiamo più facilmente non sono realmente importanti o rappresentativi della problematica in esame. Di conseguenza, l’euristica della disponibilità ci porta a prendere decisioni errate e distorte.

 

Un esempio riguardante la situazione degli animali in natura

Prendiamo ora in considerazione un esempio per capire come funziona l’euristica della disponibilità. Fermatevi per un attimo e provate a dire, senza pensarci, qual è la causa di morte più frequente per le tartarughe marine. È molto probabile che questa domanda vi abbia portato a scavare nella memoria, e che vi siate ricordati con relativa facilità delle varie storie di tartarughe impigliate in strumenti per la pesca, bracconaggio e contrabbando di carne e gusci, ingestione di rifiuti plastici, inquinamento oceanico, riscaldamento globale, fuoriuscite di petrolio, o di tartarughe uccise accidentalmente come catture accessorie dai pescherecci.

In realtà, nessuna di queste minacce è il motivo per cui la maggior parte delle tartarughe marine muoiono in natura. In una popolazione stabile di tartarughe marine, viene stimato che solamente 1 su 1000 sopravvive fino all’età adulta,1 e che la maggior parte muore durante le prime ore, giorni o settimane di vita. L’alta percentuale di mortalità nei neonati è generalmente causata da attacchi da parte di granchi fantasma, lucertole, serpenti, procioni, gabbiani, fregate, pesci e altri animali marini, o semplicemente per il calore del sole (se escono dal nido durante le ore diurne).2

Il problema sta nel fatto che quando scaviamo nella nostra memoria alla ricerca delle cause di morte delle tartarughe marine, abbiamo la tendenza a valutarne la rilevanza a seconda della facilità con cui alcuni esempi ci vengono in mente. Questa tendenza ad affidarsi alla facilità di ricerca nella memoria è un esempio di errore di euristica della disponibilità.

L’euristica della disponibilità ci aiuta quindi a capire perché alcune problematiche riguardanti gli animali non umani risultino maggiormente rilevanti nella mente delle persone, mentre altre vengono completamente ignorate, perfino dagli stessi sostenitori dei diritti degli animali. La nostra abitudine ad attribuire maggiore importanza a determinate tematiche in base a quanto facilmente siamo in grado di ricordarne esempi è ampiamente influenzata dalla copertura mediatica.

L’interesse pubblico viene acceso più facilmente da eventi insoliti, eccezionali, o drammatici. D’altro canto, forme di sofferenza più ordinarie e morti premature causate da processi naturali dannosi, come la fame, le malattie o la predazione, sono talmente comuni che raramente vengono riportate dai media, o quando questo accade vengono minimizzate con il presupposto errato che queste condizioni siano meno importanti in quanto “naturali”, al contrario di danni causati dall’uomo (eccessivamente presenti nei notiziari). Nel nostro esempio di partenza, meno dell’1% di tutte le tartarughe marine nate in natura viene danneggiato dall’inquinamento o dal bracconaggio da parte dell’uomo. La stragrande maggioranza (oltre il 99%) muore prematuramente a causa di danni di tipo naturale, senza finire sui titoli di giornale.

 

Una spiegazione psicologica dell’euristica della disponibilità

L’euristica della disponibilità, come tutte le altre scorciatoie mentali che utilizziamo quando pensiamo, sostituisce una domanda con un’altra. Di conseguenza, invece che valutare la frequenza di un evento, finiamo per basarci sulla facilità con la quale eventi simili ci vengono in mente. La sostituzione della domanda originale, tuttavia, produce inevitabilmente degli errori sistematici.

Lo studio dell’euristica è stato portato avanti negli anni ‘70 dagli psicologi israeliani Amos Tversky e Daniel Kahneman. Nel loro saggio fondamentale del 1973, “Availability: A heuristic for judging frequency and probability” (Disponibilità: un’euristica per il giudizio di frequenza e probabilità), descrivono lo studio del giudizio della frequenza delle parole: la maggior parte dei soggetti ha affermato che esistono più parole nella lingua inglese che iniziano con la lettera K rispetto a parole che hanno K come terza lettera. Poiché è più semplice ricordare parole che iniziano con una determinata lettera piuttosto che parole che hanno quella stessa lettera in terza posizione, Tversky e Kahneman prevedevano che i soggetti presi a campione avrebbero esagerato la frequenza in cui le lettere sono presenti in prima posizione, e questo è esattamente quello che è successo. In realtà, la quantità di parole nella lingua inglese che contengono la lettera K in terza posizione è doppia rispetto alle parole che iniziano con la stessa, ma non sono altrettanto facili da ricordare. Il processo per cui i soggetti presi a campione si sono affidati all’euristica della disponibilità ha prodotto un giudizio distorto e prevedibile.3

Esistono diversi fattori che possono influenzare la facilità di ricordo degli eventi. Ad esempio, l’impatto di vedere uccidere un coniglio in prima persona è probabilmente maggiore dell’impatto che può avere la semplice lettura di notizie o statistiche riguardanti i conigli che muoiono in natura a causa di una malattia mortale. Allo stesso modo, gli eventi più recenti sono più facilmente ricordabili rispetto ad eventi passati, quindi, se ad esempio ci venisse chiesto di riportare un caso di grande sofferenza animale, saremmo più propensi a parlare di un caso recente in cui un cane è stato ucciso in modo brutale durante un qualche rito bizzarro piuttosto che ricordare una notizia che parlava di un intero allevamento di maiali andato a fuoco in cui sono morti migliaia di animali qualche mese prima.

Storie riguardanti i crudeli esperimenti effettuati su animali da laboratorio o sulle terribili condizioni di galline che vivono confinate in spazi estremamente ristretti all’interno degli allevamenti, attraggono molta più attenzione da parte dei sostenitori di diritti animali, e questi esempi saranno più facili da ricordare rispetto ad altri casi di sofferenza animale che vengono minimizzati o completamente ignorati dai media, come l’uccisione di massa, a scopi conservativi, di animali che fanno parte delle cosiddette “specie invasive”.

Molti studi influenti sull’euristica della disponibilità vennero condotti anche dagli psicologi Paul Slovic, Sarah Lichtenstein, e Baruch Fischhoff. Nelle loro ricerche, i tornado, per esempio, furono citati dagli intervistati come “causa di morte più frequente rispetto all’asma, nonostante quest’ultima causi un numero di morti 20 volte maggiore. La morte per fulmini, al contrario, fu stimata meno probabile del botulismo, nonostante sia 52 volte più frequente.”4

La lezione più importante che possiamo apprendere dai loro studi è che le cause di morte stimate vengono distorte dalla copertura mediatica, che a sua volta riproduce quello che interessa al pubblico. Esiste una predisposizione verso il pathos e il dramma,5 e di conseguenza gli eventi insoliti ricevono maggiore attenzione rispetto a quanta ne dovrebbero ricevere per importanza o rappresentatività.

 

Euristica della disponibilità e la nostra incapacità nel prendere decisioni informate riguardo gli animali non umani

L’euristica della disponibilità è in grado di influenzare in modo significativo la nostra percezione degli animali non umani, e ostacolare la nostra abilità di affrontare i problemi che affliggono veramente gli animali. Ad esempio, poiché gli essere umani generalmente condividono le loro case con cani e gatti, o potrebbero aver vissuto personalmente delle storie di salvataggio e riabilitazione di un “compagno” animale abbandonato, le loro aspettative riguardo la frequenza di eventi che interessano cani e gatti sono spesso distorte dall’intensità emotiva delle loro esperienze. Potremmo quindi sentirci più propensi a percepire la situazione di animali come cani e gatti che vengono abbandonati come più importante e che richiede maggiore supporto rispetto a problematiche che toccano un numero molto più elevato di animali non umani. Secondo la Animal Charity Evaluators, “tra tutti gli animali sfruttati e uccisi dall’uomo negli Stati Uniti, oltre il 99,6% sono animali da fattoria, circa lo 0,2% sono animali da laboratorio, 0,07% sono utilizzati nell’abbigliamento, e lo 0,03% vengono uccisi all’interno di rifugi per animali. Tuttavia, circa il 66% delle donazioni a enti di beneficenza per animali negli Stati Uniti vanno a rifugi per animali, il 32% va a gruppi che si occupano di varie attività, e solamente lo 0,8% delle donazioni va in modo specifico a organizzazioni che si occupano di animali da fattoria, mentre lo 0,7% va a enti che trattano la difesa di animali da laboratorio.”6 (Da notare che questa affermazione non parla di animali che vivono in natura, i quali sono molto più numerosi di quelli sfruttati dall’uomo.)

La morale di questo discorso è che, tra le altre cose, non dovremmo fidarci unicamente delle nostre esperienze personali, in quanto potrebbero occupare una parte sproporzionata della nostra attenzione e portarci a formulare un giudizio erroneo. Dovremmo piuttosto guardare alle statistiche con maggiore attenzione e destinare le nostre risorse di conseguenza, in modo tale da compiere decisioni informate, che avranno la possibilità di fare la differenza per un maggior numero di animali.

Non sono soltanto gli animali sfruttati dall’uomo ad essere oggetto dei nostri errori cognitivi. Come abbiamo visto nel caso delle tartarughe marine, è facile trascurare problematiche che riguardano un gran numero di animali semplicemente perché non attraggono particolare attenzione da parte dei media. Un ulteriore esempio si aggancia alle ragioni per cui così tante persone sono ancora aggrappate all’idea ottimistica e irreale che gli animali in natura vivono felicemente: la maggior parte degli individui non ha un’immagine veritiera degli animali allo stato brado, in particolare riguardo il numero della popolazione.

Il pubblico tende ad essere fortemente influenzato dalle immagini e dalla narrativa promosse dai media, il che aiuta a creare e rinforzare una visione distorta della popolazione animale. Nel pensare ad un animale che vive in natura, la maggior parte della gente visualizza un grande mammifero adulto, o qualche altro vertebrato. Questi sono però una piccola minoranza di tutti gli animali allo stato brado. La maggior parte dei mammiferi sono piccoli roditori, la maggior parte dei vertebrati sono pesci, e la maggior parte degli animali sono invertebrati. Per di più, la stragrande maggioranza degli animali sono individui estremamente giovani che sono appena venuti al mondo e moriranno in breve tempo. Questa visione inesatta ha un effetto negativo sugli animali, in quanto contribuisce all’idea errata che gli animali vivano una vita felice in natura. Questa visione porta a non preoccuparsi dei danni che subiscono, e di conseguenza ad un mancato interesse nel ricercare modalità adatte per aiutarli.

Perfino gli stessi sostenitori dei diritti degli animali potrebbero sentirsi più propensi a prestare maggiore attenzione a determinate problematiche e ignorarne completamente altre. Ad esempio, se chiedessimo agli attivisti di elencare tre diversi luoghi in cui gli animali vengono abitualmente danneggiati e uccisi, la maggior parte di loro troverebbe la domanda estremamente facile e risponderebbe con macelli, laboratori di vivisezione e allevamenti di animali da pelliccia. Questo non è però davvero rappresentativo del numero di animali uccisi dall’uomo in vari ambiti. Se vogliamo elencare i campi in cui il maggior numero di animali viene ucciso, dovremmo iniziare con la pesca commerciale e gli allevamenti di pesce, per continuare con i macelli e la pesca ricreativa. In aggiunta, se chiedessimo invece alle stesse persone di nominare le ragioni principali di sofferenza degli animali in natura, questa domanda verrebbe considerata molto più difficile. Sarebbe molto più arduo elencare, ad esempio, tre malattie di cui muoiono principalmente gli animali allo stato brado.

Dal momento che speriamo in futuro in cui gli animali in natura possano soffrire e morire meno a causa di malattie terribili come rabbia, rogna, o tubercolosi, abbiamo valide ragioni per promuovere ora una campagna di sensibilizzazione riguardo questa situazione, esattamente come facciamo per la problematica dello sfruttamento animale. Una più profonda conoscenza della situazione degli animali allo stato brado può servire non solo a diminuire il disinteresse, ma anche ad aumentare la trattabilità di molti dei problemi che interessano questi animali. Questo perché, rendendo più visibili le sofferenze degli animali selvatici, si va a sfidare lo status quo che prevale nella comunità scientifica e accademica, il quale rallenta la nostra capacità di aiutare efficacemente sempre più animali bisognosi a causa di una mancanza di progresso nell’ambito della ricerca.

 

Euristica della disponibilità e disinteresse ingiustificato per il futuro

La maggior parte delle persone hanno la tendenza a concentrarsi su quanto accade nel presente o accadrà in un futuro prossimo, piuttosto che pensare ad un futuro più lontano. Tuttavia, è estremamente probabile che gli esseri senzienti esisteranno ancora per molti anni a venire, e c’è il rischio che possano trovarsi ad affrontare delle brutte situazioni. Questa è una questione che dovrebbe preoccuparci molto, in quanto i possibili rischi a cui andranno in contro gli esseri senzienti nel futuro sono molto più gravi di quelli che gli esseri attuali si trovano ad affrontare.7

Sfortunatamente, molte persone non danno peso a quello che succederà in un lontano futuro. Infatti, molti non sono nemmeno a conoscenza del fatto che questa sia una problematica seria. Una delle principali ragioni di ciò è data dall’euristica della disponibilità, poiché quando pensiamo a esseri che possiamo aiutare, quello che ci viene in mente sono gli esseri senzienti che esistono in questo momento, piuttosto che quelli che vivranno in futuro.

 

Resistere all’euristica della disponibilità e dare uguale importanza a tutti gli esseri senzienti

Gli psicologi ci avvertono che, seppur possibile, resistere all’euristica della disponibilità è mentalmente estenuante. L’esercizio cosciente per evitare errori cognitivi sistematici potrebbe richiedere un maggiore sforzo rispetto a quanto siamo abituati. Dobbiamo, tuttavia, tentare di valutare regolarmente le nostre impressioni e sensazioni ponendoci domande importanti che possono mettere alla prova la nostra presunta conoscenza o le nostre convinzioni in relazione a problemi che riguardano gli animali non umani. La memoria va ad affievolirsi con il tempo, e lo stesso succede alla nostra prudenza e alla nostra capacità critica.

L’euristica della disponibilità ci rende troppo sicuri di noi stessi su determinate problematiche riguardanti un gran numero di animali, e totalmente indifferenti su molte altre. Per questo motivo, per poter migliorare i nostri sforzi nella difesa degli esseri senzienti, dobbiamo prestare attenzione ai potenziali pregiudizi cognitivi dovuti ai tranelli della nostra stessa memoria.


Ulteriori approfondimenti

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Note

1 Spotila, R. (2004) Sea turtles: A complete guide to their biology, behavior, and conservation, Baltimore: Johns Hopkins University Press.

2 Dial, B. E. (1987) “Energetics and performance during nest emergence and the hatchling frenzy in loggerhead sea turtles (Caretta caretta)”, Herpetologica, 43, pp. 307-315 [accesso: 19 gennaio 2018]. Frick, M. G. (2003) “The surf crab (Arenaeus cribrarius): A predator and prey item of sea turtles”, Marine Turtle Newsletter, 99, pp. 16-18. Hammerschlag, N.; Broderick, A. C.; Coker, J. W.; Coyne, M. S.; Dodd, M.; Frick, M. G.; Godfrey, M. H.; Godley, B. J.; Griffin, D. B.; Hartog, K.; Murphy, S. R.; Murphy, T. M.; Nelson, E. R.; Williams, K. L.; Witt, M. J. & Hawkes, LA. (2015) “Evaluating the landscape of fear between apex predatory sharks and mobile sea turtles across a large dynamic seascape”, Ecology, 96, pp. 2117-2126. Moran, K. L.; Bjorndal, K. A. & Bolton, A. B. (1999) “Effects of the thermal environment on the temporal pattern of emergence of hatchling loggerhead turtles (Caretta caretta)”, Marine Ecology Progress Series, 189, pp. 251-261 [accesso: 12 gennaio 2018]. Tomillo, P. S.; Paladino, F. V.; Suss, J. S. & Spotila, J. R. (2010) “Predation of leatherback turtle hatchlings during the crawl to the water”, Chelonian Conservation and Biology, 9, pp. 18-25. Witzell, W. N. (1981) “Predation on juvenile green sea turtles, Chelonia mydas, by a Grouper, Promicrops lanceolatus (Pisces; Serranidae) in the Kingdom of Tonga, South Pacific”, Bulletin of Marine Science, 31, pp. 935-936 [accesso: 21 gennaio 2018].

3 Tversky, A. & Kahneman, D. (1973) “Availability: A heuristic for judging frequency and probability”, Cognitive Psychology, 5, pp. 207-232.

4 Kahneman, D. (2017 [2011]) Pensieri lenti e veloci, Milano: Mondadori.

5 Ibid.

6 Animal Charity Evaluators (2016) “Why farmed animals?”, Animal Charity Evaluators [accesso: 13 gennaio 2018].

7 Tomasik, B. (2011) “Risks of astronomical future suffering”, Foundational Research Institute [accesso: 18 gennaio2018]. Beckstead, N. (2013) On the overwhelming importance of shaping the far future, New Brunswick: Rutgers [accesso: 9 gennaio 2018]. Baumann, T. (2017) “S-risks: An introduction”, Reducing Risks of Future Suffering, August 15 [accesso: 20 gennaio 2018].

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