Domande frequenti sullo specismo

Perché dovremmo portare rispetto per gli animali?

Gli esseri umani sono in grado di provare dolore e gioia. Questo è il motivo per cui possiamo beneficiare o essere feriti dal modo in cui veniamo trattati dalle altre persone. Noi siamo ben consapevoli di ciò, e quindi non accettiamo quando qualcuno ci ferisce o si approfitta di noi in maniera ingiustificata. Di conseguenza ci sembra sbagliato che una persona approfitti di qualcun altro, e questa è la ragione per cui la schiavitù è considerata ingiusta e inaccettabile.

Anche gli animali non umani sono in grado di provare gioia e sofferenza. Non sarebbe corretto opporsi alla sofferenza degli esseri umani e accettare invece la sofferenza degli animali non umani, come se fosse semplicemente un dato di fatto.

Se si afferma che discriminare e sfruttare gli animali non umani è giustificato perché sono esseri poco intelligenti, o perché noi esseri umani siamo più forti e abbiamo più potere, dovremmo allora accettare che lo stesso concetto potrebbe essere applicato anche agli esseri umani meno intelligenti o più deboli. Ciò vorrebbe dire che le persone molto giovani, gli anziani, i disabili e i membri più svantaggiati della nostra società dovrebbero venire discriminati. Tu lo accetteresti?

 

Cos’è lo specismo?

Con specismo si intende la discriminazione morale nei confronti di certi individui perché appartenenti a determinate specie. Ciò include sottovalutare l’importanza della vita di un essere vivente, o dare poca importanza alla sua sofferenza perché non appartiene ad una certa specie, come la specie umana.

Lo specismo somiglia al razzismo e al sessismo. Per sessismo si intende ignorare gli interessi di altri individui esclusivamente perché non appartengono allo stesso genere, mentre il razzismo ignora gli interessi degli altri individui perché questi hanno la pelle di un colore diverso. Lo specismo ignora gli interessi degli altri perché questi, semplicemente, non appartengono alla nostra stessa specie, o ad altre specie avvantaggiate.

È chiaro che caratteristiche come il sesso, il colore della pelle, e la specie di appartenenza non sono fattori rilevanti quando si tratta di decidere se preoccuparsi nel caso qualcuno possa venire danneggiato o aiutato dalle nostre azioni. Un altro motivo per non rispettare gli interessi degli animali, ovvero il loro livello di intelligenza, non ne giustifica la discriminazione. Durante l’agonia, essere in grado di capire l’algebra non è di grande aiuto, e la felicità non è esclusiva di chi scrive poesie.

 

Qual è la relazione tra l’essere senzienti e il rispetto per gli altri?

Rispettare gli altri significa preoccuparsi di come le nostre azioni possano avere delle conseguenze su questi. Essere senzienti, ovvero la capacità di provare sofferenza e gioia, è l’unico fattore rilevante che determina se la vita di qualcuno può essere resa migliore o peggiore. Esistono altri fattori che influenzano le modalità con sui si può venire feriti o aiutati, ma non l’effettiva capacità di essere ferito o aiutato.

Ad esempio, se ti piacesse leggere e qualcuno ti privasse del libero accesso ai libri, ne soffriresti. D’altra parte, se un cane non avesse accesso ai libri, non potendo nemmeno leggere o immaginare di poterlo fare, non ne soffrirebbe. Un cane può soffrire se non ha niente da mordicchiare, e un gatto se non ha niente da graffiare. Probabilmente tu non ne soffriresti. Il desiderio di leggere e il bisogno di mordere o graffiare non determinano la capacità di soffrire o di provare piacere. Le pietre, le piante, e alcuni animali come le spugne, non ne sono capaci in quanto privi di coscienza (il prerequisito per poter essere considerati “esseri senzienti”), che gli permetterebbe di stare bene o male. Gli animali a noi più familiari hanno invece questa abilità.

 

Come sappiamo che gli animali possono provare gioia e dolore?

Fermandoci ad osservare il comportamento degli animali non umani, possiamo vedere e renderci conto se questi stanno soffrendo o se sono contenti. Quando sono feriti guaiscono, ad esempio, o piangono, o cercano di fuggire dalla situazione che causa loro dolore. Dal momento che le loro reazioni al dolore fisico sono simili a quelle dell’uomo, si può capire con facilità quando stanno soffrendo. Pensare che gli animali non soffrano sarebbe assurdo.

Esistono anche ragioni scientifiche più profonde che ci permettono di concludere che gli animali non umani sono in grado di soffrire. Il motivo principale risiede nella loro stessa fisiologia. Possedere un sistema nervoso centralizzato che consente di codificare informazioni complesse è ciò che rende gli animali in grado di soffrire o di sentirsi bene. Molti animali hanno un sistema nervoso di questo tipo, che permette loro di avere esperienza del mondo che li circonda, provare sensazioni ed essere consapevoli di ciò che sta loro accadendo. Sono individui coscienti, e la coscienza è ciò che permette loro di soffrire, a differenza di altri organismi come piante, funghi, microorganismi e animali privi di sistema nervoso centralizzato, come l’hydra. Il sistema nervoso non centralizzato trasmette unicamente informazioni riguardo ai possibili cambiamenti nell’ambiente. Le informazioni sono trasferite alle cellule nervose degli animali, ma senza esperienza sensoriale, in quanto l’informazione non viene codificata né convertita in un’esperienza.

 

Perché le piante non sono in grado di provare gioia o dolore?

Noi esseri umani siamo in grado di provare gioia e dolore perché siamo dotati di un sistema nervoso centralizzato. Quando ci succede qualcosa, alcune informazioni vengono trasmesse al nostro cervello attraverso i nervi, e sono poi decodificate e convertite in esperienze. Se ciò non accadesse, non potremmo soffrire o essere in grado di godere di nessuna delle nostre esperienze. Affinché gli animali possano avere esperienze coscienti, è essenziale che abbiano un sistema che decodifichi le informazioni fisiologiche.

Le piante e i funghi, assieme ad altri organismi viventi come i batteri, gli archeobatteri e i protozoi, non possono soffrire o provare gioia in quanto privi di sistema nervoso centralizzato.

Alcune persone affermano che le piante “ricercano” la luce del sole, e ciò significherebbe che queste sono in grado di provare sensazioni. La verità è che, semplicemente, reagiscono agli stimoli. Anche il mercurio dentro un termometro, quando esposto ad una fonte di calore, reagisce e aumenta di volume. Vorrebbe forse dire che il mercurio è in grado di provare sensazioni? Certo che no.

I meccanismi biologici in funzione nelle piante sono indubbiamente molto più complessi rispetto al funzionamento di un termometro, ma come i termometri anche le piante sono prive delle strutture che necessarie che permettono lo sviluppo di una coscienza. Di conseguenza, le piante sono incapaci di provare sensazioni positive o negative, e non possono essere danneggiate o provare beneficio grazie alle nostre azioni.

 

Perché dovremmo quindi decidere di non discriminare qualcuno perché soffre quando ci sono altre ragioni da considerare, come l’essere in vita?

Gli esseri coscienti sono in grado di avere esperienze di ogni tipo, e di apprendere da ciò che gli è accaduto. Questa capacità include una varietà di sensazioni (l’acqua fredda sulle mani), emozioni (la gioia di vedere l’alba), e pensieri (come ragionare per risolvere un problema). Questa abilità ci permette di percepire cosa ci fa del male e cosa ci fa del bene.

Supponiamo di perdere la capacità di essere cosciente per sempre e che non possiamo più provare esperienze. Immaginiamo, ad esempio, di aver avuto un incidente e che il nostro cervello sia stato totalmente danneggiato, tanto da non essere in grado di riprendere coscienza, mentre il nostro corpo è ancora vivo. In questo stato non saremmo in grado di preoccuparci di ciò che accade al nostro corpo. Gli altri possono preoccuparsi di mantenerlo in vita, e mentre eravamo coscienti potremmo aver avuto preferenze riguardo a cosa farne in tale situazione. Ma in mancanza di coscienza, niente ha più importanza.

Questo dimostra che essere vivi non ha valore di per sé, ma assume valore quando ci permette di fare esperienze. La morte ci danneggia proprio per questa ragione. Se veniamo uccisi ci viene impedito di vivere esperienze che avremmo potuto vivere altrimenti. Tuttavia, per un organismo vivente che non può farlo, come la vittima di un incidente, rimanere in vita può non importare. Lo stesso avviene con gli esseri viventi come le piante, che non sono in grado di vivere esperienze in maniera cosciente.

 

Pensi veramente che le persone siano come gli animali? Questo paragone è offensivo

Per quanto riguarda le caratteristiche che possiedono, alcuni esseri umani sono simili a certi animali non umani. La capacità di ragionamento di un bambino, ad esempio, può assomigliare molto a quella di molti animali non umani. Anche certe abilità negli esseri umani adulti sono molto simili a quelle di altri animali, e in alcuni campi, come nelle prove di memoria visiva, alcuni animali non umani ottengono risultati migliori di quelli ottenuti dagli esseri umani. Eppure, essendo capaci di provare emozioni e sensazioni, gli uomini e gli altri animali senzienti sono simili. Questa capacità è cruciale perché ogni essere in grado di provare emozioni e sensazioni dovrebbe avere importanza per noi.

Suggerire che questo paragone sia offensivo rivela l’esistenza di certi pregiudizi che gli uomini hanno nei confronti degli animali non umani. L’essere chiamato “animale” viene considerato negativamente, e alcune persone possono trovare l’associazione tra uomo e animale offensiva. Ciò avviene nonostante l’uomo sia un animale a sua volta! Nel nostro gergo quotidiano, nel parlare usiamo espressioni da cui traspare questo nostro atteggiamento: stupido come un asino, sporco come un maiale. Le persone usano il termine “pollo” per indicare una persona poco coraggiosa, e “brutalità” o “bestialità” (che traggono origine rispettivamente da “bruto” e da “bestia”, due versioni dispregiative del termine “animale”) come sinonimo di “crudeltà”. Alcuni uomini considerano offensivo l’essere paragonati alle donne, ed espressioni come “piangere come una femminuccia” sono un insulto usato comunemente nei confronti degli uomini. Ciononostante non significa che i soggetti coinvolti in questo paragone (maiali, polli, donne) siano in qualche maniera inferiori, è piuttosto l’uso di un linguaggio offensivo come questo che incarna il pregiudizio esistente nei confronti di certi individui, sia umani che non umani.

Essere umani non significa essere migliore di qualsiasi altro animale; significa semplicemente essere diversi per certi aspetti, e simili per altri, agli animali non umani.

 

Paragonare la capacità intellettuale dei neonati con disabilità mentale a quella degli animali non significa forse offendere gli esseri umani?

Invece, è vero il contrario! Se si chiede alle persone che credono sia offensivo essere visti come animali il perché del loro pensiero, queste di solito giustificano la loro mancanza di rispetto per gli animali perché convinti del fatto che gli animali non umani siano privi di certe capacità mentali. Tuttavia se questo concetto venisse applicato in maniera sistematica, negherebbe il totale rispetto nei confronti di quegli esseri umani che sono privi delle capacità mentali di cui dispongono in media tutti gli esseri umani. Questa posizione discrimina implicitamente molti uomini, nonostante non sia questa l’intenzione di chi supporta tale argomentazione.

L’essere rispettati non dovrebbe dipendere dal possedere o meno certe capacità cognitive. Chi difende lo specismo menzionando l’intelligenza o altre capacità a essa relazionate, come l’uso del linguaggio o del pensiero simbolico, insulta involontariamente le persone mentalmente disabili o i bambini piccoli, nello stesso modo in cui insulta gli animali non umani.

 

Non dovremmo preoccuparci unicamente di alcuni animali, come gatti e cani?

Alcuni animali vengono discriminati rispetto ad altri. Nei paesi occidentali, ad esempio, mangiare cani e gatti viene considerato inaccettabile, ma non vi è alcun problema nell’allevare e uccidere maiali, polli o pesci per poterli poi mangiare. Tuttavia tutti gli animali senzienti, come cani e gatti, sono individui capaci di soffrire e provare gioia, e vogliono continuare a vivere.

La forma più comune di specismo è l’antropocentrismo, che implica la discriminazione degli animali non umani se paragonati agli uomini. Tuttavia, anche trattare alcuni animali meglio di altri, come gatti e cani in occidente, rappresenta una forma di specismo. Ogni animale cosciente può soffrire e provare gioia, e discriminare alcuni di loro è quindi un atto ingiustificato.

 

Non è inevitabile la mancanza di interesse nei confronti della maggior parte degli animali?

Si pensa spesso che la mancanza di interesse nei confronti degli animali sia inevitabile, e che questa posizione non cambierà.

Questa affermazione è immotivata. Un numero sempre crescente di persone nel mondo sta rifiutando lo specismo, e questo movimento si sta espandendo. Alcuni decenni fa il termine specismo non esisteva nemmeno, mentre adesso milioni di persone pensano che gli animali dovrebbero essere rispettati. Queste persone stanno diffondendo il concetto di specismo, ed è poco realistico pensare che non possano fare la differenza, perché sicuramente possono.

Affermazioni simili sono state fatte anche in altri momenti nella storia. Ad esempio, quando alle donne veniva negato il diritto di voto, le persone che vi si opponevano pensavano che i diritti delle donne non sarebbero mai stati gli stessi degli uomini e che il suffragio non sarebbe mai stato garantito a entrambi i sessi. Nel tempo la situazione sociale e la mentalità sono cambiate e passando da una generazione all’altra, circostanze e istituzioni che sembravano immutabili sono scomparse gradualmente. Anche se noi tutti vorremmo vedere questi cambiamenti avvenire in maniera rapida, si tratta però di un processo lento, ma proprio per questo dovremmo iniziare adesso a richiedere che i diritti degli animali non umani vengano rispettati. La perseveranza porta al progresso.

 

Rifiutare lo specismo significa dover diventare degli amanti degli animali?

La risposta breve? No.

Non è necessario provare particolare empatia per qualcuno per poter rispettarlo come un soggetto dotato di interessi individuali. Quando Martin Luther King Jr, assieme ad altri, guidò la marcia su Washington, anche i bianchi marciarono per i diritti degli afroamericani in tutti gli Stati Uniti, per persone che non conoscevano e che non avrebbero mai avuto occasione di incontrare di persona.

La giustizia non è una questione di empatia. L’empatia può portare le persone ad opporsi alle ingiustizie, ma il principio fondamentale della giustizia si basa sulla considerazione imparziale degli interessi. Se questo non fosse il caso, un giudice condannerebbe o rilascerebbe un sospettato in base a quanta empatia prova per il sospettato, un comportamento che noi considereremmo ingiusto.

Non c’è bisogno di amare un gruppo di persone diverso da quello a cui si appartiene per poter affermare che queste persone meritino rispetto. Lo stesso avviene con gli animali non umani.

D’altra parte, non si può chiedere a nessuno di amare qualcun altro, possa questo essere il vicino di casa, uno sconosciuto, una rana, o uno scoiattolo. A nessuno si può chiedere di essere un “amante degli animali”, e non c’è ragione per cui questo debba essere necessario, in quanto i gusti personali sono una questione privata.
Le persone possono aspettarsi che noi evitiamo di fare del male agli altri, che siano essi animali o umani. Questa è semplicemente una questione di rispetto.

 

Perché dovremmo preoccuparci degli animali quando così tanti esseri umani soffrono in tutto il mondo?

Alcune persone pensano “è ovvio che si debba aiutare gli esseri umani che soffrono, prima di offrire il nostro aiuto agli animali, o mi sbaglio?”

Questa domanda si basa sul presupposto che gli interessi degli esseri umani siano più importanti di quelli degli animali, un concetto che non ha motivo di essere considerato vero. Gli animali non umani soffrono nella stessa misura in cui soffrono gli umani, e non dovremmo ignorare o sottovalutare i loro interessi. Potremmo davvero affermare che non dovremmo preoccuparci della sofferenza delle donne perché nel mondo gli uomini soffrono? O che la sofferenza delle persone con un colore della pelle diverso dal nostro non è importante, dato che molte persone con il nostro stesso colore della pelle stanno già soffrendo in qualche modo? Un’ingiustizia non ne riduce un’altra, la sofferenza di molti umani non implica che si possa giustificare lo sfruttamento degli animali, o considerarlo meno importante. Il numero di animali che vengono uccisi per la produzione di cibo in una settimana supera quello dell’intera popolazione mondiale!

 

Gli animali non sono già protetti da diritti garantiti dalla legge?

Prima di tutto dovremmo sottolineare che ognuno può disporre di diritti legali ed essere vittima di discriminazione. In molti paesi le minoranze sono discriminate quotidianamente. Le persone appartenenti a questi gruppi possono avere diritti ma non uno stato di uguaglianza. Se i diritti non fanno riferimento ai problemi che sottolineano la necessitò di uguale considerazione, i loro benefici saranno limitati. Inoltre, non è possibile creare leggi che si oppongano ad ogni tipo di discriminazione, in particolare quel tipo di discriminazioni che avvengono nell’ambito privato della vita delle persone. Un genitore, ad esempio, può dissuadere la propria figlia dal frequentare qualcuno proveniente da una differente classe sociale senza necessariamente infrangere la legge.

Gli animali non umani soffrono terribilmente. L’uomo ne uccide miliardi ogni anno, per produrre cibo, capi di vestiario, e per divertimento. Ancora di più soffrono e muoiono in situazioni in cui noi stessi potremmo aiutarli con molta facilità, ma non lo facciamo. Ovviamente sono privi di ogni tipo di tutela legale.

L’attuale sistema di legge fa una distinzione tra chi possiede i diritti e i loro beni, dove i beni sono le cose che possono essere utilizzate per il proprio benessere. Al momento, gli animali non umani sono considerati dei beni, ovvero proprietà. Legalmente, la proprietà non dispone di diritti. Alcune entità non senzienti, come aziende e perfino alcuni fiumi e libri religiosi sono considerate alla stregua di persone, e hanno più diritti legali di quanti ne abbiano gli animali non umani.

Esistono determinate regole riguardo al modo in cui gli animali possono essere sfruttati. Ad esempio, la legge negli Stati Uniti d’America (che tuttavia non viene sempre messa in atto) prevede che gli animali vengano storditi nel macello prima di essere uccisi. Questo potrebbe dare loro sollievo dal dolore e dalla paura quando vengono uccisi, ma certamente non implica che gli animali possano avere diritti legali che li tutelino. Dopotutto, essere storditi prima dell’uccisione non cambia il fatto che possano essere comunque uccisi legalmente dentro le mura di un mattatoio.

In passato esistevano certe limitazioni riguardo al modo in cui gli schiavi potessero essere utilizzati, e ci sono oggi leggi che limitano i modi d’utilizzo della proprietà. I proprietari terrieri, ad esempio, devono sottostare a delle regole che determinano il modo di utilizzo della loro terra. Le restrizioni urbanistiche che limitano l’altezza dei palazzi e la libertà di poter gettare rifiuti nel suolo sono altri due esempi dello stesso tipo. Tuttavia, nessuno schiavo né pezzo di terra ha mai avuto diritti. Un essere che possiede diritti non può essere considerato una proprietà o essere utilizzato come tale.

La legge riconosce sia diritti negativi che positivi. I diritti negativi sono quelli che ci proteggono dai danni che gli altri possono infliggere su di noi, come il diritto di non essere ucciso o reso schiavo. I diritti positivi sono quelli che ci permettono di sentirci autorizzati a essere assistiti quando ne abbiamo bisogno, come il diritto di essere curati nel caso di un’emergenza medica. Se rifiutiamo l’ingiustizia promossa dallo specismo, e se affermiamo che gli esseri umani dovrebbero disporre sia di diritti negativi che positivi, dei quali dispongono attualmente, dovremmo quindi concludere che anche gli altri animali dovrebbero avere sia diritti positivi che negativi nel nostro sistema legale, diritti che invece, attualmente, non hanno.

 

Perché gli animali non umani non dovrebbero più essere utilizzati al servizio degli esseri umani? Gli animali sono sempre stati usati per qualcosa!

Il fatto che qualcosa sia avvenuto per un lungo periodo di tempo, o che ciò sia sempre stato fatto, non lo trasforma in qualcosa di accettabile. Il sistema feudale utilizzato nel Medioevo è stato diffuso in tutta Europa per generazioni. In certe parti del mondo le giovani donne, in accordo con antiche leggi, vengono circoncise, in altre sono considerate proprietà dei padri o dei mariti. La schiavitù e il razzismo sono lungi dall’essere eradicati. Affermare che “qualcosa è stato fatto da sempre” non giustifica la discriminazione.

 

Cosa posso fare per aiutare gli animali?

Ci sono molte cose che potresti fare:

Puoi decidere di cambiare il tuo stile di vita attuale con uno libero dallo sfruttamento degli animali. Per maggiori informazioni, leggi l’articolo intitolato Cos’è il veganismo?

Puoi aiutarci a diffondere informazioni riguardo alle ingiustizie che gli animali non umani subiscono, condividendo i nostri articoli su Facebook e Twitter.

Puoi anche diventare un attivista e difensore degli animali. Puoi unirti a chi sta già difendendo gli animali e aiutando nella lotta per porre fine allo specismo. C’è bisogno che la condizione degli animali non umani venga resa pubblica e che si educhino le persone riguardo a come e perché gli animali non umani dovrebbero essere rispettati. Puoi collaborare con Animal Ethics o con altre organizzazioni antispeciste. Sentiti libero di contattarci.

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