Antagonismo in natura: conflitto interspecifico

Questo testo riguarda l’antagonismo inter specie in natura. Un altro testo riguarda le lotte tra animali della stessa specie, e un altro tratta dei conflitti sessuali. Per informazioni su altri modi in cui gli animali selvatici soffrono, andate alla nostra sezione generale riguardo la situazione degli animali in natura.

In natura, le relazioni ecosistemiche in cui un organismo beneficia causando danno a un altro, sono chiamate “relazioni antagonistiche”. Le relazioni antagonistiche nascono perché gli organismi hanno interessi conflittuali. Per esempio, una zecca potrebbe avere interesse a nutrirsi del sangue di un cervo perché questo le fornisce nutrimento e perciò ne beneficia. Questo è in conflitto con gli interessi del cervo perché parte della sua energia è dirottata per nutrire la zecca e ciò può danneggiarlo indebolendo le sue condizioni fisiche. I principali esempi di relazioni antagonistiche sono quelle in cui un organismo si nutre danneggiando un altro organismo, in particolare tramite parassitismo o predando.

Possono anche esserci relazioni antagonistiche tra specie, quando l’interesse degli individui della stessa specie sono in conflitto. Per esempio, in ambienti con risorse limitate, gli animali litigheranno per assicurarsi il territorio, partner, o uno stato sociale in un gruppo. Alcuni animali mangiano i membri della propria specie, compresi fratelli e figli. Discuteremo di questo tipo di relazioni nella parte sul conflitto intraspecifiche. Possono anche esserci relazioni antagonistiche tra maschi e femmine nella stessa specie.

Due casi importanti di relazioni antagonistiche inter-specie sono il parassitismo e la predazione. I predatori generalmente sono più grandi o più della stessa taglia degli animali che predano, mentre i parassiti sono di solito molto più piccoli.1 I predatori solitamente uccidono molti o parecchi animali durante la loro vita e le loro interazioni con ognuno sono di breve durata, di solito consistono solo nella caccia e nell’uccisione. I parassiti generalmente trascorrono le loro vite all’interno di un unico ospite, che generalmente non uccidono. L’eccezione a ciò sono i parassitoidi che interagiscono solo con quell’ospite che alla fine uccidono. Un esempio è la famiglia di vespe Icneumonidi le cui femmine depongono le proprie uova in un ospite vivente, come un bruco. Successivamente le larve consumano il loro ospite, che uccidono solo quando sono pronte per abbandonarne il corpo.

Parassitismo e parassitoidismo

Il parassitismo è estremamente comune.c2 Molti animali selvatici ospitano una varietà di parassiti. Molti di loro sono microbi patogeni come virus che possono danneggiare i loro ospiti causando malattie. Altri sono organismi più grandi, anche animali.

Alcuni parassiti causano poco danno agli animali che infestano. Altri, invece, provocano dolore e li indeboliscono. I parassitoidi, alla fine uccidono gli animali che infestano. Ci sono anche tipologie di danni indiretti. Per esempio, le azioni di un parassita può causare affaticamento, rendendo difficile per l’ospite trovare cibo ed evitare i predatori.

Alcuni parassiti castrano i loro ospiti, lasciando intatti gli altri sistemi in modo che l’ospite possa sopravvivere, deviando le energie che sarebbero state spese per la riproduzione nel sostegno del parassita.3

Alcuni parassiti provocano cambi nel comportamento del loro ospite in particolare l’ospite intermedio) che li rendono molto sensibili ai predatori (ospite finale).4 Gli ospiti intermedi forniscono un ambiente dove il parassita immaturo può svilupparsi e crescere. Gli ospiti finali sono quelli su cui i parassiti sessualmente maturi si riproducono. Per esempio, i parassiti del distoma Dicrocoelium dendriticum si riproducono all’interno dell’ospite finale, ruminanti la pascolo come mucche e pecore e le uova sono espulse nelle feci dell’ospite. Il primo ospite intermedio è una comune chiocciola, che consuma le feci e viene infestata dai parassiti larvali. La chiocciola forma delle cisti intorno ai parassiti, che poi espelle. Le feci sono poi consumate da un secondo ospite intermedio, una formica. il parassita è in grado di prendere il controllo del comportamento della formica, forzandola ad arrampicarsi in cima a un filo d’erba dove verrà mangiata da un animale al pascolo, dove l’ormai maturo parassita può riprodursi.5

I parassiti si dividono in endoparassiti ed ectoparassiti. Gli endoparassiti vivono all’interno del corpo dell’ospite: nel sangue, nei tessuti, nelle cavità corporee, nell’apparato digerente e negli altri organi, consumando e riproducendosi attraverso le risorse dell’ospite. Le più comuni tipologie includono i protozoi (organismi unicellulari) ed elminti (vermi pluricellulari: cestodi, nematodi e trematodi). Anche gli ectoparassiti vivono delle risorse dell’ospite, ma lo fanno dall’esterno del corpo, solitamente vivendo sulla sua superficie (pelle o pelliccia). Alcune tipologie comuni sono gli artropodi come zecche e acari.

È raro per un animale selvatico non avere molteplici parassiti di una varietà di specie in ogni momento. È stato stimato che i parassiti superano in numero gli altri animali di 4 a 1.6 i parassiti possono essere specifici dell’ospite o generici, gli ultimi solitamente limitati a un gruppo tassonomico, come pesci, uccelli, o mammiferi.

Alcuni parassiti sono chiamati iperparassiti perché si nutrono di altri parassiti. Non devono essere confusi con i superparassiti, che vivono in grandi popolazioni all’interno di un singolo ospite (come le vespe le cui larve sono parassiti dei bruchi).7 Di seguito alcuni esempi di parassiti prevalenti tra gli animali selvatici.

Parassiti dei mammiferi

Trichinella

La trichinella spiralis è un nematode (verme parassita) trovato negli animali selvatici di tutto il mondo, presente principalmente nei cinghiali e in altri mammiferi.8 È responsabile Trichinellosi, una malattia causata dall’ingestione di cisti microbiche. Quando le larve raggiungono l’intestino tenue, si riproducono ed entrano nel flusso sanguigno, colpendo vari organi quali retina, miocardio e le cellule muscolari scheletriche, provocando edemi, dolori muscolari e debolezza. Nei casi più gravi, può essere fatale, causando miocardite, encefalite o polmonite.

Echinococco granuloso.

L’echinococco granuloso. è un cestode (tenia parassitaria)trasmessa tra gli ungulati (cervi dalla coda bianca, alci americani, caribù e alci), piccoli mammiferi (topi, arvicole e ratti) e predatori più grandi (lupi, coyote, volpi, gatti e iene) attraverso la catena trofica. Il verme vive nelle cisti negli organi interni (ad esempio polmoni) dell’ospite intermedio e passano all’intestino dell’ospite definitivo dopo che l’ospite finale mangia l’ospite intermedio. L’ingestione delle feci dell’ospite definitivo porta a un nuovo ciclo di infestazione negli animali che sono ospiti intermedi. L’echinococcosi cistica, la malattia risultante, provoca debolezza corporea, movimento scoordinato e danni agli organi.

Leishmania

La Leishmania è un parassita mangia-carne responsabile della leishmaniosi, trasmessa ai canidi selvatici 9 quando sono morsi da una mosca della sabbia. La mosca si infetta succhiando il sangue di un animale già infetto. La mosca passa la malattia a un altro ospite mordendo, attraverso la saliva. la gravità dei sintomi varia da ulcere sul sito del morso a lesioni simil lebbrose e danni ai tessuti del naso e della bocca. Nelle sue forme più gravi può condurre alla morte.

Sarcoptes scabiei canis

L’acaro della scabbia canina è un ectoparassita responsabile della scabbia sarcoptica malattia abbondante tra i mammiferi selvatici come gatti, maiali, cavalli e diverse altre specie.10 L’infezione causa una reazione allergica all’acaro, con conseguenti graffi e morsi intensi, che portano alla formazione di croste cutanee e lesioni sanguinanti . Può causare cecità e sordità. Gli animali infetti solitamente diventano molto deboli ed è stato dimostrato che i sintomi si intensificano quando combinati con privazione di cibo e altre malattie Una grave forma della malattia che colpisce le volpi è stata responsabile di elevati tassi di mortalità tra le volpi europee. Le volpi sono un comune ospite definitivo di molti altri parassiti, come vari generi di Tenia (cestode), Crenosoma (verme dei polmoni) e Filaroides (apparato respiratorio), tra gli altri,11 e questa combinazione di parassiti aggrava gli effetti debilitanti dell’acaro sarcoptico.

Babesia

La Babesia è un batterio dei protozoi prevalente nei mammiferi selvatici, in particolare gli ungulati selvatici12responsabile della Babesiosi, una malattia molto simile alla malaria. il parassita viene passato all’ospite attraverso la saliva rilasciata durante il morso di un acaro. Quando raggiunge i globuli rossi, il parassita si riproduce e moltiplica, causano, tra i suoi effetti più gravi, anemia emolitica, itterizia ed emoglobinuria. È una malattia potenzialmente fatale.

Parassiti comuni condivisi da mammiferi e uccelli

Parassiti comuni che infettano i mammiferi, colpiscono spesso altre specie. Il Toxoplasma gondii, per esempio, è parassita dei protozoi diffuso tra i mammiferi selvatici e gli uccelli. Si trova principalmente nei gatti; tuttavia, è stato dimostrato che infetta altre specie come storni e specie di roditori. la toxoplamosi, la malattia corrispondente, è stata riportata come causa della mortalità di lepri, marsupiali australiani, lemuri e altri piccoli primati.13 Benché l’infezione parassitaria può essere asintomatica in alcuni casi, negli individui deboli può causare encefalite e colpire occhi, cuore e fegato.

Un altro esempio è la Giardia lamblia, un parassita dei protozoi che causa la giardiasi, una malattia prevalente tra castori, vari ungulati e uccelli acquatici.14 La malattia si acquisisce attraverso acque contaminate con cisti dalle feci di animali infetti. Sintomi intestinali sono spesso associati con l’infezione, come diarrea cronica, crampi addominali, deidratazione e perdita di peso.

Parassiti degli uccelli

Trichomonosi

Gli uccelli selvatici soffrono comunemente di trichomonasi, una malattia causata del parassita Trichomonas. È una malattia debilitante che solitamente colpisce la bocca, l’esofago, il gozzo, e lo stomaco ghiandolare degli uccelli così come altri organi come il fegato. La gravità della malattia varia da una condizione lieve alla morte subito dopo l’infezione. La frequenza della trichomonasi negli uccelli, varia in base alla specie, che va da frequente nei piccioni e nelle colombe, comune nei falconi e nei falchi, occasionale nei gufi, a raro negli uccelli canori.15

Il video sotto mostra uccelli che rivelano sintomi di trichomonasi, compresi becchi danneggiati, difficoltà nella deglutizione, sonnolenza e disattenzione.

Haemosporida

L’Haemosporida è un parassita microscopico intracellulare dei protozoi, trasmesso da uccelli infetti a non infetti tramite punture di mosca. Di più di 3.800 specie di uccelli esaminati, più del 68% erano ospiti del parassita, incluse anatre, oche e cigni. Anche i tacchini selvatici e i piccioni mostrano alti tassi di infezione. Gli animali conn questi parassiti sviluppano anemia e perdita di peso tra gi altri sintomi. È causa di mortalità nei giovani uccelli.16

Sarcocisti

Un altro debilitante parassita dei protozoi trovato negli uccelli (principalmente uccelli acquatici) è la Sarcocisti. L’uccello si infetta dopo l’ingestione di cibo e o acqua contaminati con feci contenenti cisti. Il parassita si sviluppa poi nell’intestino dell’uccello prima di raggiungere il flusso sanguigno, dove produce nuove cisti. L’infezione risulta nella perdita di tessuto muscolare che, tra gli altri effetti debilitanti, aumenta la suscettibilità dell’ospite alla predazione.

Vermi

Sia gli uccelli di terra che d’acqua sono frequentemente parassitati da vari tipi di vermi. Dipendentemente dalla gravità dell’infezione, gli uccelli potrebbero sperimentare una varietà di sintomi, dalla debolezza minore alle lesioni corporee gravi. L’Eustrongylidosi, per esempio, è una malattia causata da vari generi di nematodi, risultante in grandi tunnel visibili nello stomaco o nell’intestino degli uccelli infetti, con peritonite batterica e infezioni secondarie così come granulomi a pareti spesse.
Altri parassiti ampiamente segnalati negli uccelli sono i vermi tracheali. Questi ostruiscono la trachea e i bronchi, risultando in gravi difficoltà respiratorie. In risposta, gli uccelli infestati di solito tossiscono, starnutiscono e scuotono la testa cercando di rimuovere i parassiti. Potrebbero perdere massa corporea, mostrare anemia e spesso morire di fame17 Un verme similmente debilitante è la Dirofilaria immitis, presente tra i cigni e le oche. È responsabile di una generale condizione letargica.

Parassiti comuni tra i rettili e gli anfibi

Infezioni di protozoi

L’Haemoproteus, un parassita protozoico trasmesso dagli insetti succhia sangue, è stato riportato in varie specie di rettili e anfibi, principalmente tartarughe e testuggini.18 ha effetti debilitanti sui muscoli scheletrici e altri organi come il fegato. Altre infezioni parassitarie includono l’Entamoeba invadens, un protozoo che causa colite, ascessi nel fegato e di altri organi e a volte morte;19 e spirochide trematodi (tartarughe e chiocciole)20 che colpiscono le arterie principali e il cuore.21 Altre infezioni parassitarie includono Criptosporidiosi, riportata in una varietà di rettili, principalmente serpenti e lucertole, provocando rigurgiti, diarrea, perdita di peso e gonfiore della mucosa gastrica.22

Parassitismo tra gli invertebrati

Vespe Ichneumonidae e Braconidae

Tra gli esempi meglio conosciuti di parassitismo tra gli invertebrati c’è il caso delle vespe Ichneumonidaee Braconidae. Questi animali depongono le loro uova nei corpi di altri insetti, come bruchi e formiche. Quando le uova si schiudono, le larve iniziano a mangiare vivo il loro ospite, lasciandone gli organi vitali intatti fino alla fine. Solo quando le parti non vitali commestibili sono state mangiate, l’ospite è infine ucciso. Alcune di queste vespe sono iperparassiti, depongono le proprie uova nei corpi di altre vespe parassite.23

Il video sotto mostra larve di vespa emergere dal corpo del bruco ospite.

Predazione

Una delle cause di sofferenza tra gli animali selvatici è la predazione. Nel suo livello più basilare, la predazione è una relazione antagonistica a causa di cui un organismo (il predatore) ottiene la propria energia consumando un altro organismo (la preda), durante il quale la preda è viva quando il predatore l’attacca.24 Una delle definizioni standard descrive la predazione come un processo attraverso il quale un certo animale cattura e uccide un altro animale e poi ne mangia una parte o tutto il corpo.25

Come muoiono gli animali predati?

Gli animali predati sono uccisi e mangiati in vari modi. Anche il tempo necessario prima che la vittima venga uccisa, varia. Alcune sono uccise dal loro predatore prima che questi le mangi. Alcuni predatori mangiano regolarmente gli animali vivi. Alcuni animali, come gli aironi e alcune specie di serpenti, ingoiano la loro preda per intero e la digeriscono viva.

È difficile stimare le sofferenze a cui sono sottoposti gli animali mentre vengono cacciati e uccisi. Potrebbe non essere così brutto come sembra a causa del rilascio delle endorfine che riducono la percezione di dolore e stress. Tuttavia, è importante non sottostimare il dolore che viene provato dagli animali quando vengono attaccati, la paura e lo stress a cui sono sottoposti mentre vengono inseguiti e dal vivere nella paura dei predatori.

Invertebrati

Gli animali di gran lunga più numerosi sono gli invertebrati. È stato stimato, per esempio che vi sono 10 quintilioni di singoli insetti vivi in un solo momento,26 circa 200 milioni di insetti per ogni umano.27 la classe degli invertebrati include anche il resto degli artropodi (aracnidi, crostacei, miriapodi); molluschi (polpi, calamari, chiocciole, ecc.); anellidi (vermi di terra e sanguisughe) e cnidarii (meduse, anemoni di mare, ecc.). Tra questi possiamo trovare predatori mortali come la formica della carne e il polpo dagli anelli blu, così come animali che sono predati da altri come granchi, moscerini della frutta e api. Alcuni predatori, come le formiche della carne e i ragni, mangiano anche i vertebrati come i rospi, piccoli uccelli e mammiferi. I coleotteri Epomis paralizzano le loro preda con del veleno (a volte rane, altre grandi mammiferi) e poi le mangiano vive, come si vede nel video sotto.

La maggior parte degli animali predati, sono invertebrati. Di seguito vedremo alcuni dei modi in cui gli invertebrati sono predati.

Le api sono preda di una serie di animali tra cui insetti, uccelli e mammiferi. Alcune specie di calabroni attaccano le api e possono, o mangiarle loro stessi, o portare i loro corpi nei propri nidi e darle in pasto alle larve. Il video di seguito mostra un filanto inseguire furtivamente e attaccare un’ape. Mentre l’ape è distratta nutrendosi di nettare, la vespa le si avventa contro, iniettandola con del veleno mortale. L’ape lotta contro l’aggressore, ma il suo pungiglione non riesce a penetrare l’armatura della vespa. La vespa succhia il nettare direttamente dalla bocca della vittima e in seguito porta il corpo dell’ape al suo nido per nutrire le sue larve.

Altre specie di calabroni attaccano gli alveari per mangiare le larve al loro interno. Nel video di seguito, 30 calabroni giganti del Giappone attaccano un alveare. Le api superano in numero i calabroni di 1000 a 1, ma non hanno alcuna difesa effettiva contro i calabroni giganti, ognuno dei quali può uccidere 40 api al minuto. Dopo aver ucciso tutte le api, i calabroni entrano l’alveare e mangiano le carni delle larve di ape all’interno.

Anche alcuni uccelli mangiano le api, sfregando via il pungiglione prima di mangiare il contenuto dell’addome, compreso lo stomaco dell’ape.28 È stato stimato che gli uccelli consumano tra i 400 e i 500 milioni di tonnellate di insetti all’anno.29 Ovvero decine o centinaia di miliardi di singoli animali ogni anno.

Il video di seguito mostra scriccioli e tordi, così come un rospo e una lucertola, uno sciame di Diadasie. Mentre le api maschio combattono tra loro per contendersi le femmine, gli uccelli sono capaci di prenderle con facilità.

I ragni predano insetti, altri ragni e a volte uccelli e lucertole. Esistono più di 48.000 specie conosciute di ragni, tutte tranne una, sono predatori. È stato stimato che i ragni uccidono tra i 400 e gli 800 milioni di tonnellate di animali all’anno, la maggioranza dei quali sono artropodi.30 Il più noto metodo è costruire ragnatele e aspettare che gli animali vi volino sopra e vi restino bloccati. I ragni sono molto sensibili alle vibrazioni e aspettando al centro delle loro ragnatele, possono percepire un animale intrappolato dalle vibrazioni che questo produce. Solitamente il ragno aspetta che l’animale intrappolato si stanchi a causa dei tentativi di liberarsi, quindi vi si avvicina per ucciderlo. I ragni hanno delle zanne affilate e la maggior parte le usano per iniettare veleno nel corpo dell’animale che hanno catturato, per ucciderlo o paralizzarlo. Alcuni ragni avvolgono l’animale in un bozzolo setoso. Infine secernono gli enzimi digestivi che iniziano a decomporre il corpo dell’animale in una forma liquida che possono consumare. In base al tipo di veleno, alla taglia e alla specie dell’animale catturato, questo potrebbe essere ancora vivo e provare dolore durante il processo.

Il video di seguito mostra un ragno uccidere una mosca catturata nella sua ragnatela. La mosca fatica molto ma è sopraffatta dal ragno. Dopo aver ucciso la mosca, il ragno inizia ad avvolgere il suo corpo nella seta preparandosi a consumarla.

Altri ragni cacciano e si avventano sulle loro vittime invece di usare le ragnatele. Sotto possiamo vedere un ragno arlecchino cacciare una mosca verde.
Alcuni ragni possono uccidere anche animali molto più grandi come uccelli, rane e pipistrelli.

I ragni non sono solo cacciatori, ma vengono anche cacciati. Portia è un genere di ragni saltatori specializzata nel cacciare altri ragni, soprattutto quelli che costruiscono le ragnatele. Sono in grado di adattare i loro metodi di caccia per cacciare degli animali che né loro, né i loro predecessori hanno mai incontrato, suggerendo intelligenza. I ragni sono anche mangiati da uccelli, rospi e lucertole. Il video sotto mostra una delle tecniche di caccia impiegate dal ragno Portia contro altri ragni.

https://www.youtube.com/watch?v=3aizyyUFkQE

I polpi mangiano crostacei come granchi e scampi, altri molluschi come buccini e vongole, pesci e altri cefalopodi, compresi altri polpi. I polpi di fondo si muovono lungo il fondale marino attraverso rocce e crepacci. Quando un polpo intravvede un granchio, si sospinge rapidamente verso di esso e lo tira verso la propria bocca con le forti braccia. Gli inietta poi un agente paralizzante prima di farlo a pezzi con il suo becco. Quando attaccano molluschi con gusci, i polpi forzano le conchiglie o praticano un piccolo foro nel guscio e iniettano una tossina nervosa che uccide l’animale, rilassando così i suoi muscoli e permettendo al polpo di rimuovere i tessuti molli. Possono volerci circa tre ore per praticare il buco nel guscio.31

Nel video di seguito, possiamo vedere un polpo che spunta da una piscina naturale per catturare un granchio e poi trascinarlo sotto l’acqua per mangiarlo.
Anche le seppie predano granchi e pesci. Esse sono capaci di cambiare il colore della propria pelle, sia per mimetizzarsi che per ipnotizzare piccoli animali come i granchi mostrando varietà di colori.32 In aggiunta alle loro otto braccia, hanno due tentacoli specializzati con ventose che possono dispiegare in maniera estremamente rapida per catturare granchi e pesci e tirarli nei loro becchi affilati, che possono rompere i gusci dei granchi.

Il video di seguito mostra una seppia catturare un granchio.

A discapito della loro intelligenza e della loro capacità di mimetizzazione, i cefalopodi sono vulnerabili ai predatori come squali, delfini e altri cefalopodi. Il video di seguito mostra una murena che cattura un polpo. Il polpo tenta di attaccarsi a una roccia con i suoi tentacoli, ma la murena è troppo forte. Lottano per circa 90 secondi prima che la murena riesca a tirare il polpo fuori dal suo nascondiglio e lo porti nella sua tana per mangiarlo.

Animali di taglia media

Quando pensiamo ai predatori, tendiamo a pensare a grandi animali. Sono quelli che vediamo nei documentari sulla natura, parchi con animali selvatici e libri per bambini. Possono anche essere una minaccia per gli umani. Tuttavia sono in minoranza, anche quando consideriamo solo i vertebrati. La grande maggioranza dei predatori vertebrati sono molto più piccoli di leoni, coccodrilli e lupi. Ci sono circa 170.000 giaguari,33 70.000 leopardi, 30.000 puma, 20.000 leoni,34 7.000 ghepardi e 3.000 tigri.35 Prese insieme, le specie più comuni di grandi felini comprendono meno di 300.000 individui. I gatti più piccoli, invece, hanno una popolazione globale compresa tra i 200 e i 600 milioni di esemplari, compresi circa 100 milioni di animali selvatici/inselvatichiti. nei solo USA, i gatti domestici uccidono tra i 6,3 e i 22,3 miliardi di mammiferi e tra 1,3 e 4 miliardi di uccelli ogni anno.36Come può testimoniare chiunque abbia visto un gatto uccidere un topo, queste non sono morti rapide. Solitamente i gatti domestici “giocano” con gli animali che catturano finché questi non soccombono alle ferite.

Benché i gatti siano carini e solitamente innocui per gli umani, per i topi sono predatori potenti e pericolosi. Per mettere tutto ciò in prospettiva, dobbiamo pensare alle relative dimensioni e peso degli animali in questione.

Lo possiamo vedere se consideriamo la differenza di dimensioni e peso tra un umano e un leone. Un leone maschio adulto pesa intorno ai 190 kg e può misurare circa 2,5 metri di lunghezza.37 Consideriamo un maschio umano che pesi 83,6 kg ed è alto 1,75 metri.38 Questo pone il leone a meno di 2,5 volte il peso e 1,5 volte la lunghezza/altezza di un uomo adulto. In rapporto, un gatto domestico adulto medio pesa tra 4 e 5 kg, stando in piedi a 25 cm di altezza e 46 in lunghezza (esclusa la coda), mentre un topo d’appartamento adulto può essere lungo fino a 10 cm (esclusa la cosa) a pesare fino a 45 grammi. Questo vuole dire che un tipico gatto domestico è circa 100 volte più pesante e 4-5 volte più lungo di un topo. Essere attaccato da un gatto può essere significativamente peggiore per un topo rispetto a quanto possa essere per un umano venir attaccato da un leone . La lezione è che le piccole dimensioni di un predatore dal punto di vista umano sono irrilevanti se si considerano le esperienze degli animali che loro attaccano. Dobbiamo stare attenti a non sottostimare la paura e il dolore sopportati dalle prede animali agli artigli e ai denti dei “piccoli” predatori.

Altri animali di medie dimensioni e piccoli vertebrati sono predati da pesci o uccelli. I lucci, per esempio, mangiano pesci, rane, piccoli mammiferi e uccelli così come invertebrati. I lucci hanno una maniera distintiva di mangiare le loro vittime: le afferrano lateralmente nelle loro fauci, quindi girano l’animale e lo inghiottono intero, a partire dalla testa. Per quanto riguarda gli animali più grandi, li annegano prima di portarli via e mangiarli. Il video di seguito mostra un luccio prendere un anatroccolo.

Anche alcuni uccelli predano una varietà di altri animali. Tra i più grandi ci sono gli aironi che sono uccelli d’acqua dolce e costieri che si trovano in tutti i continenti a parte l’antartico. Mangiano pesci, anfibi, rettili, crostacei, piccoli uccelli e mammiferi. Tipicamente questi uccelli ingoiano le prede per intero, spesso mentre sono ancora vive, sebbene alcune volte prima le anneghino. Il primo video mostra un airone ingoiare una tamia intera, mentre è ancora viva.

Il secondo video vede un airone mangiare un coniglio che sembra aver ucciso immergendolo sott’acqua fino a quando non è annegato.

Grandi vertebrati

I predatori dei grandi animali sono meglio conosciuti, ma sono molto meno numerosi dei predatori di piccoli animali. I grandi felini sono tra i predatori più familiari a molte persone. Per avere un’idea di com’è per gli animali essere attaccati da loro, il seguente testo fornisce un resoconto vivido di una leonessa che uccide una zebra:

La leonessa affonda i suoi artigli a scimitarra nella groppa della zebra. Lacerano la dura pelle e si ancorano in profondità nel muscolo. L’animale spaventato emette un forte muggito non appena il suo corpo colpisce il suolo. Un istante dopo la leonessa liberare i propri artigli dalle sue natiche e affonda i suoi denti nella gola della zebra, soffocando il suono di terrore. I suoi canine sono lunghi e affilati, ma un animale grande quanto la zebra ha un collo massiccio, con uno spesso strato di muscolo dietro la pelle, quindi, anche se i denti perforano la pelle, sono troppo corti per raggiungere i principali vasi sanguigni.. Deve quindi uccidere la zebra per asfissia, serrando le sue potenti fauci attorno la sua trachea, impedendo all’aria di arrivare ai polmoni. È una morte lenta. Se questo fosse stato un piccolo animale, tipo la gazzella di Thomson (Gazella thomsoni) della taglia di un cane grande, l’avrebbe morso attraverso la nuca; i suoi denti canini avrebbero poi probabilmente schiacciato le vertebre o la base del cranio, causando la morte istantanea. Così com’è, l’agonia della zebra durerà cinque o sei minuti.39

Il seguente video mostra leoni uccidere una zebra per asfissia. È ancora viva quando i leoni iniziano a mangiarne la carne.

https://www.abolitionist.com/reprogramming/lions-zebra.mp4Non è semplice stabilire il numero degli animali uccisi annualmente dai leoni, ma possiamo fare delle stime ragionevoli basate sui fatti conosciuti. Basandoci sulla popolazione mondiale di leoni, possiamo stimare che circa 280.000 animali vengono uccisi dai leoni ogni anno.40

Gli altri grandi animali che solitamente vengono in mente quando si pensa ai predatori, sono i coccodrilli. Le grosse specie, come i coccodrilli adulti del Nilo o i coccodrilli marini, possono uccidere grandi mammiferi come gnu, zebre e giraffe. Sono predatori in agguato, il che vuol dire che si nascondono vicino al bordo di un abbeveratoio e colpiscono all’improvviso quando un animale che stanno prendendo di mira è a portata di tiro. Quando vari coccodrilli attaccano un solo animale, solitamente l’uccidono facendolo a pezzi. Quando un solo coccodrillo attacca un grande animale come una zebra, o la annega tenendola sott’acqua, bloccata impotente nelle sue potenti fauci, o le spezza il collo sbattendola violentemente nell’acqua. È stato stimato che ci sono tra 250.000 e 500.000 coccodrilli del Nilo, o africani, tra 200.000 e 300.000 coccodrilli marini e più di un milione di coccodrilli americani nel mondo.41 Di seguito vi sono alcuni vide di coccodrilli e alligatori che uccidono le loro prede. Il primo video mostra un gruppo di coccodrilli uccidere uno gnu.

Il secondo mostra un coccodrillo tendere un agguato a una giraffa presso un abbeveratoio. Dopo l’uccisione, dei leoni si avvicinano per reclamare il corpo.

L’ultimo video mostra un alligatore americano catturare e annegare un maiale selvatico in una palude di New Orleans.

Val Plumwood, che è sopravvissuta a un attacco di un coccodrillo marino, nel Parco Nazionale di Kakadu in Australia, racconta qui i momenti dopo che il coccodrillo l’ha notata, quando tenta inutilmente la fuga:

Ho una visione sfocata e incredula di grandi fauci dentate irrompere dall’acqua. Poi sono stata afferrata tra le gambe in una presa a tenaglia arroventata e sono volata nell’oscurità soffocante e bagnata.

Poi descrive l’esperienza del coccodrillo che la immerge nel “death roll”:

Pochi di quelli che hanno provato il death roll dei coccodrilli, sono sopravvissuti per descriverlo. È, essenzialmente, un’esperienza che va oltre le parole, di terrore totale. La respirazione del coccodrillo e il metabolismo del cuore non sono adatti alla lotta prolungata, quindi il roll è un’intensa esplosione di potenza progettata per superare rapidamente la resistenza della vittima. Il coccodrillo allora tiene la preda che lotta debolmente sott’acqua, finché non annega. Il roll era una centrifuga di oscurità infernale che è durata un’eternità, al di là di ogni sopportazione, ma quando sembravo quasi finita, il roteare si fermò all’improvviso. I miei piedi hanno toccato il fondo, la mia testa ha rotto la superficie e, tossendo, inspirato fortemente, stupita di essere viva. Il coccodrillo mi teneva ancora nella sua presa a pinza tra le gambe. Avevo appena cominciato a piangere per le prospettive del mio corpo straziato quando il coccodrillo mi lanciò improvvisamente in un secondo rullo della morte.

Dopo il secondo rullo della morte, è riuscita ad afferrare un ramo. Decide di aggrapparsi e di lasciarsi fare a pezzi piuttosto che essere tirata di nuovo sotto l’acqua:

Afferrai il ramo, giurando di lasciare che il coccodrillo mi facesse a pezzi piuttosto che gettarmi di nuovo in quell’inferno che girava e soffocava.
Infine racconta le ferite subite a causa delle fauci del coccodrillo:

Non mi sono spogliata per vedere i danni inflitti alla regione inguinale dalla prima presa. Ciò che riuscivo a vedere era abbastanza brutto. La coscia sinistra aperta con pezzi di grasso, tendini e muscolo in mostra e una sensazione di malessere e di intorpidimento ha soffocato tutto il mio corpo. Ho strappato alcuni vestiti per fasciare le ferite e fatto un laccio emostatico per la mia coscia sanguinante e avanzai barcollando.39

Anche i grandi animali possono essere mangiati vivi

Alcuni predatori preferiscono mangiare gli altri animali quando sono ancora vivi, anziché ucciderli prima. Le iene e i licaoni lo fanno spesso, o li sventrano o mangiandone prima i genitali. Nel primo video sotto, un impala un’impala combatte contro un branco di licaoni anche dopo che le hanno già strappato le budella. La sopraffanno e la mangiano viva.

Nel secondo video, una iena inchioda a terra uno gnu e lo mangia vivo.

La seguente testimonianza è di un fotografo che ha visto un elefante mangiato vivo . Il commento si riferisce all’immagine qui raffigurata.

Questa scena è probabilmente la più scioccante ed emozionalmente difficile che abbia mai visto in natura. Questo piccolo elefante è rimasto intrappolato nel fango ed è stato abbandonato dai genitori. Le iene l’hanno scoperto e hanno iniziato a mangiarlo vivo. Il cucciolo ovviamente non poteva muoversi e le iene hanno iniziato dalla proboscide e l’hanno mangiato, e la maggior parte della pelle e della carne della testa, prima che riuscissimo a convincere finalmente un ranger a mettere a dormire il cucciolo, ovviamente contro ogni regola e regolamento per non intervenire. Ha sofferto per parecchie ore prima di essere liberato dal suo tragico destino.

Abbiamo trovato l’elefante solo in un momento in cui la proboscide era già stata mangiata e potevo solo “maneggiare” di scattare qualche foto. A questo punto era già troppo tardi per il cucciolo. Ma non ha mollato…. Dopo circa 2 ore l’elefante era ancora vivo e in quel momento le iene avevano già mangiato gli occhi e gli avevano scuoiato completamente il cranio. Il cucciolo continuava a combattere e a chiamare aiuto continuamente.

Anche i draghi di Komodo sono conosciuti per mangiare vive le loro prede come mostra il video sotto.

Nel video sotto, vediamo un orso mangiare un cucciolo di alce mentre era ancora vivo.

Altri modi in cui gli animali soffrono

Anche gli animali che evitano di essere catturati e mangiati soffrono in una varietà di modi per la presenza dei predatori nel loro habitat. Quando condividono l’habitat con i predatori, possono soffrire di stress psicologico, scarsa alimentazione, perdita dei piccoli e lesioni. Di seguito una breve descrizione di alcuni dei modi in cui le prede sopravvissute soffrono per la predazione.

Stress psicologico

Degli studi hanno dimostrato gli effetti sul comportamento causati dalla paura dei predatori.43Gli uccelli canterini hanno dimostrato una riduzione della prole del 40% quando percepiscono rischio di predazione.44

A volte si presume che la paura provata dagli animali in presenza di un predatore è “necessariamente acuta e transitoria”,45 a significare che la risposta alla paura dura il tempo necessario per affrontare la situazione prima di ritornare alla normalità. Il presupposto per questo è che, poiché gli effetti duraturi della paura diminuiscono l’idoneità riproduttiva degli animali che vengono predati, tali effetti a lungo termine devono essere disadattivi.46

Questo punto di vista non è più sostenibile, tuttavia, perché un numero crescente di studi ha dimostrato che la paura indotta dai predatori ha effetti a lungo termine sugli animali selvatici.47 La paura cronica negli animali selvatici che vengono predati è una risposta evolutiva adattiva agli ambienti predatori in cui si sono evoluti. Vale a dire che, poiché gli animali cacciati dai predatori sono in costante pericolo di essere uccisi, le risposte di paura che mostrano sono adattive, perché sono necessarie per rimanere in vita. Anche se senza dubbio spiacevole per i singoli animali che mostrano un comportamento simile al PTSD, da un punto di vista evolutivo queste risposte sono un compromesso necessario per garantire che l’animale sopravviva abbastanza a lungo per riprodursi. .48 Date le somiglianze tra lo stress indotto dai predatori negli animali e il PTSD e lo stress cronico negli esseri umani, così come i ben documentati effetti comportamentali e neurologici dell’esposizione ai predatori, sembra probabile che la paura cronica causi grande disagio.

Come soffrono i predatori

La natura dannosa della predazione non è un fatto unilaterale, con gli animali predatori che subiscono tutti i danni e i predatori che ne raccolgono tutti i benefici. Anche le vite dei predatori sono piene di avversità, molte delle quali sono il risultato diretto o indiretto del loro affidamento a uno stile di vita predatorio.

Fame

Uno dei danni più evidenti che gli animali predatori devono affrontare è il rischio di morire di fame. È comune per i predatori morire di fame o perché non vi sono abbastanza animali per la popolazione di predatori, o perché sono troppo vecchi, feriti o malati per cacciare con successo. I leoni maschi più anziani sono particolarmente vulnerabili alla fame, poiché vengono privati del loro branco dai leoni più giovani. Solitamente sono le leonesse che si occupano della maggior parte della caccia in un branco. Un maschio anziano e solitario spesso non è in grado di procurarsi cibo a sufficienza per mantenersi.. Per un leone possono volerci diverse settimane per morire di fame.

Anche i leoni che cacciano assieme in branco possono morire di fame. Il video sotto mostra un branco che muore di fame.

I polpi madri muoiono di fame per proteggere le loro uova, anche se hanno cibo a disposizione. Il comportamento sembra essere causato dal rilascio di ormoni da parte della ghiandola ottica dei polpi. Non si sa perché sia stato scelto questo comportamento autodistruttivo, anche se si è ipotizzato che possa essere un meccanismo per evitare il cannibalismo dei bambini.49

Quante volte i predatori muoiono di fame? Questa è una domanda complicata senza una risposta semplice. Varia in base a specie, ambiente locale, anno e popolazioni di prede. Una cosa che sappiamo è che in molti ecosistemi le popolazioni relative di predatori e prede non sono stabili; piuttosto il loro numero aumenta e diminuisce ciclicamente. Con l’aumento delle popolazioni di prede, aumenta anche il numero dei predatori, perché ci sono così tanti animali da predare. Tuttavia, con l’aumento delle popolazioni di predatori, così tanti animali sono cacciati che la popolazione delle prede inizia a diminuire di nuovo. Una volta che la popolazione delle prede diminuisce, avviene lo stesso con la popolazione dei predatori, poiché i predatori muoiono di fame. Poi, una volta che la popolazione dei predatori è diminuita, la popolazione delle prede inizia a crescere ancora una volta. La natura instabile e ciclica delle popolazioni predatori-prede significa che la fame deve essere un’esperienza comune per i predatori.

Ferite

Cacciare è un’attività pericolosa. È cosa comune per i predatori essere feriti durante la caccia, a causa delle difese degli animali che loro stanno attaccando, da altri predatori che li attaccano per prendere l’animale ucciso per se stessi, o semplicemente perché perdono il passo negli inseguimenti ad alta velocità su terreni difficili. Se la ferita è abbastanza grave da impedire al predatore di cacciare o mangiare, esso, allora, potrebbe morire di fame. A volte il cacciatore viene ucciso direttamente dalla sua preda. Di seguito due video di leoni feriti da bufali. Nel primo video, il leone è trafitto dal corno del bufalo, una ferita alla quale difficilmente sopravvivrà.

Nel secondo, è calpestata a morte da un da una mandria di bufali.

L’immagine sotto è il teschio di un lupo nato e morto al Parco nazionale di Yellowstone. I lupi nel parco sono monitorati e studiati da vicino, cosicché possiamo un’idea di come fosse la sua vita. Era nato nell’aprile 2010. Ha lasciato il suo branco natale a un anno, ha trovato un partner e ha dato inizio a un nuovo branco, che ha guidato per diversi anni. In quel primo hanno ha procreato insieme al partner. L’anno seguente il partner è morto, assieme a tutti i loro cuccioli. Ad aprile 2016, era in pessime condizioni. Aveva perso peso, iniziato a zoppicare e non stava sempre con il suo branco. A settembre è stato visto attaccare da solo una femmina di alce. Deve essere stato spinto a questa azione avventata dalla disperazione, in quanto normalmente richiede almeno quattro lupi per affrontare un alce sano. Subito dopo, un branco rivale l’ha ucciso e ha reclamato il corpo dell’alce per sé. Fu effettuata un’autopsia e fu scoperto che la sua mandibola era rotta e lo era da mesi, probabilmente un calcio di un alce o bisonte. Deve aver sofferto molto e la ferita sembra aver influito sulla sua capacità di alimentarsi da solo – pesava 2/3 del suo peso normale. La lesione era grave e, nonostante l’estesa calcificazione (il metodo del corpo per la guarigione delle ossa rotte), la ferita non è mai riuscita a guarire correttamente.50

Per concludere, le relazioni antagonistiche come parassitismo e predazione sono onnipresenti in natura. Avvengono a ogni livello, dagli insetti ai grandi mammiferi e in ogni ambiente abitabile.

Per informazioni riguardo altri modi in cui gli animali selvatici soffrono vedere la situazione degli animali in natura. Per informazioni su altri tipi di relazioni antagoniste vedere le lotte intraspecifiche e il conflitto sessuale.


Ulteriori approfondimenti

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Note

1 Minelli, A. (2008) “Predation”, in Jørgensen, S. E. (ed.) Encyclopedia of ecology, Amsterdam: Elsevier, pp. 2923-2929.
2 L’ecologo marino Kevin Lafferty chiama il parassitismo “lo stile di vita più popolare sulla Terra”, notando che circa la metà di tutte le specie di animali e piante sono parassiti in qualche fase del loro ciclo vitale, e poche, se non nessuna, specie non sono infestate da alcun parassita. Lafferty, K. D. (2008) “Parasites”, in Jørgensen, S. E. (ed) Encyclopedia of ecology, op. cit., pp. 2640-2644.
3 Poulin, R. & Randhawa, H. S. (2015) “Evolution of parasitism along convergent lines: From ecology to genomics”, Parasitology, 142 (suppl. 1), pp. S6-S15 [consultato il 4 dicembre 2019].
4 Gopko, M.; Mikheev, V. N. & Taskinen, J. (2017) “Deterioration of basic components of the anti-predator behavior in fish harboring eye fluke larvae”, Behavioral Ecology and Sociobiology, 71 (4).
5 Otranto, D. & Traversa, D. (2002) “A review of dicrocoeliosis of ruminants including recent advances in the diagnosis and treatment”, Veterinary Parasitology, 107: pp. 317-335.
6 Zimmler, C. (2003) Parasite Rex: Inside the bizarre world of nature’s most dangerous creatures, New York: Atria.
7 Sullivan, D. J. & Völkl, W. (1999) “Hyperparasitism: Multitrophic ecology and behaviour”, Annual Review of Entomology, 44, pp. 291-315. Van Alphen, J. J. & Visser, M. E. (1990) “Superparasitism as an adaptive strategy for insect parasitoids”, Annual Review of Entomology, 35, pp. 59-79.
8 Gortázar, C.; Ferroglio, E.; Höfle, U.; Frölich, K. & Vicente, J. (2007) “Diseases shared between wildlife and livestock: A European perspective”, European Journal of Wildlife Research, 53, pp. 241-256.
9 Ibid.
10 Ibid. Martin, A. M.; Fraser, T. A.; Lesku, J. A.; Simpson, K.; Roberts, G. L.; Garvey, J.; Polkinghorne, A.; Burridgeand, C. P. & Carver, S. (2018) “The cascading pathogenic consequences of Sarcoptes scabiei infection that manifest in host disease”, Royal Society Open Science, 5 (4) [accessed on 13 December 2019].
11 Simpson, V. R. (2002) “Wild animals as reservoirs of infectious diseases in the UK”, The Veterinary Journal, 163, pp. 128-146.
12 Ibid.
13 Ibid.
14 Martin, C.; Pastoret, P. P.; Brochier, B.; Humblet, M. F. & Saegerman, C. (2011) “A survey of the transmission of infectious diseases/infections between wild and domestic ungulates in Europe”, Veterinary Research, 42 [consultato il 21 ottobre 2016].
15 Graczyk, T. K.; Fayer, R.; Trout, J. M.; Lewis, E. J.; Farley, C. A.; Sulaiman, I. & Lal, A. A. (1998) “Giardia sp. cysts and infectious Cryptosporidium parvum oocysts in the feces of migratory Canada geese (Branta canadensis)”, Applied and Environmental Microbiology, 64, pp. 2736-2738 [consultato il 4 agosto 2020].
16 Cole, R. A. & Friend, M. (1999) Parasites and parisitic diseases (field manual of wildlife diseases), sec. 5, Lincoln: University of Nebraska [consultato il 16 aprile 2014].
17 Ibid.
18 Ibid.
19 Jovani, R.; Amo, L.; Arriero, E.; Krone, O.; Marzal, A.; Shurulinkov, P.; Tomás, G.; Sol, D.; Hagen, J.; López, P.; Martín, J.; Navarro, C. & Torres, J. (2004) “Double gametocyte infections in apicomplexan parasites of birds and reptiles”, Parasitology Research, 94, pp. 155-157. Bradford, C. M.; Denver, M. C., & Cranfield, M. R. (2008) “Development of a polymerase chain reaction test for Entamoeba invadens”, Journal Zoological Wildlife Medicine, 39, pp. 201-207.
20 Tkach, V. V.; Snyder, S. D.; Vaughan, J. A. (2009) “A new species of blood fluke (Digenea: Spirorchiidae) from the Malayan Box turtle, Cuora amboinensis (Cryptodira: Geomydidae) in Thailand”, Journal of Parasitology, 95, pp. 743-746.
21 Chen, H.; Kuo, R. J.; Chang, T. C.; Hus, C. K.; Bray, R. A. & Cheng, I. J. (2012) “Fluke (Spirorchiidae) infections in sea turtles stranded on Taiwan: Prevalence and pathology”, Journal of Parasitology, 98, pp. 437-439.
22 Weng, J. L., & Barrantes Montero, G. (2007) “Natural history and larval behavior of the parasitoid Zatypota petronae (Hymenoptera: Ichneumonidae)”, Journal of Hymenoptera Research, 16, pp. 327-336; Komatsu, T. & Konishi, K. (2010) “Parasitic behaviors of two ant parasitoid wasps (Ichneumonidae: Hybrizontinae)”, Sociobiology, 56, pp. 575-584.
23 Begon, M.; Townsend, C. R. & Harper, J. L. (2006) Ecology: From individuals to ecosystems, Oxford: Blackwell, p. 266.
24 Minelli, A. (2008) “Predation”, in S. E. Jørgensen (ed.) Encyclopedia of ecology, op. cit.
25 National Museum of Natural History & Smithsonian Institute (2018) “Numbers of insects (species and individuals)”, Information Sheet, 18 [consultato il 20 luglio 2019].
26 Pedigo, L. & Rice, M. (2009 [1989]) Entomology and pest management, 6th ed., Long Grove Illinois: Waveland, p. 1.
27 Bumblebee.org (2019) “Predators of bumblebees”, Bumblebee.org [consultato il 12 dicembre 2019].
28 Nyffeler, M.; Şekercioğlu, Ç. H. & Whelan, C. J. (2018) “Insectivorous birds consume an estimated 400–500 million tons of prey annually”, The Science of Nature, 105 [consultato il 2 dicembre 2019].
29 Se prendiamo il peso di una mosca domestica media (12 mg) come peso medio di un animale predato dai ragni, e lo dividiamo nella stima più bassa di 400 milioni di tonnellate di animali uccisi ogni anno, otteniamo una cifra impressionante di 33,2 quadrilioni di animali uccisi dai ragni ogni anno.
30 How, M. J.; Norman, M. D.; Finn, J.; Chung, W. S. & Marshall, N. J. (2017) “Dynamic skin patterns in cephalopods”, Frontiers in Physiology, 8 [consultato il 28 luglio 2019].
31 Jędrzejewski, W.; Robinson, H. S.; Abarca, M.; Zeller, K. A.; Velasquez, G.; Paemelaere, E. A. D.; Goldberg, J. F.; Payan, E.; Hoogesteijn, R.; Boede, E. O.; Schmidt, K.; Lampo, M.; Viloria, Á. L.; Carreño, R.; Robinson, N.; Lukacs, P. M.; Nowak, J. J.; Salom-Pérez, R.; Castañeda, F.; Boron, V. & Quigley, H. (2018) “Estimating large carnivore populations at global scale based on spatial predictions of density and distribution – Application to the jaguar (Panthera onca)”, PLOS ONE, 13 (3) [consultato il 14 novembre 2019].
32 Goodrich, J.; Lynam, A.; Miquelle, D.; Wibisono, H.; Kawanishi, K.; Pattanavibool, A.; Htun, S.; Tempa, T.; Karki, J.; Jhala, Y. & Karanth, U. (2014) “Tiger: Panthera tigris”, The IUCN Red List of Threatened Species, 20 April [consultato il 28 novembre 2019].
33 Per una stima della popolazione di gatti degli Stati Uniti si veda Loss, S. R.; Will, T. & Marra, P. P. (2013) “The impact of free-ranging domestic cats on wildlife of the United States”, Nature Communications, 4 [consultato il 2 novembre 2019]. Per le stime della popolazione mondiale vedere Migiro, G. (2018) “How many cats are there in the world?”, World Atlas, November 7 [consultato il 14 novembre 2019].
34 Bradford, A (2019) “Lions: The uniquely social ‘king of the jungle’”, Live Science, August 19 [consultato il 24 ottobre 2019].
35 BBC News Services (2010) “Statistics reveal Britain’s ‘Mr and Mrs Average’”, BBC News, 13 October [consultato il 30 ottobre 2019].
36 McGowan, C. (1997) The raptor and the lamb: Predators and prey in the living world, New York: Henry Holt, pp. 12-13.
37 La popolazione mondiale di leoni selvatici è stimata a circa 20.000 individui. In media, un leone adulto richiede circa 8 kg di carne al giorno. 8 kg moltiplicati per 365 ci danno un minimo annuale di 2.920 kg di carne per leone all’anno. La maggior parte degli animali che mangiano pesano tra i 50 e i 300 kg. Errando sul lato più alto, potremmo stimare 200 kg di carne commestibile per ogni uccisione. Questo significa che ogni leone adulto ucciderà circa 14 animali all’anno. Moltiplicando queste 14 uccisioni all’anno per il numero di leoni si ottiene una cifra di 280.000 animali uccisi dai leoni all’anno. Vedi McCarthy, E. M. (2008) “What do lions eat?”, Online Biology Dictionary [consultato il 26 novembre 2019]; Packer, C. (2015) “Frequently Asked Questions”, Driven to Discover [consultato il 29 novembre 2019]; WWF (2016) “The magnificent lion: The symbol of Africa”, Learn, WWF [consultato il 4 novembre 2019].
38 Crocodiles of the World (2015) “Conservation status”, Conservation, Crocodiles of the World [consultato il 13 novembre 2019].
39 Plumwood, V. (2012) “Prey to a crocodile”, Imagining Other [consultato il 19 novembre 2019].
40 Adamec, R. E. & Shallow, T. (1993) “Lasting effects on rodent anxiety of a single exposure to a cat”, Physiology and Behavior, 54, pp. 101-109.
41 Zanette, L. Y., White, A., Allen, M. C. & Clinchy, M. (2011) “Perceived predation risk reduces the number of offspring songbirds produce per year”, Science, 334, pp. 1398-13401.
42 Ibid.
43 Schulkin, J. (2003) Rethinking homeostasis, Cambridge: MIT Press. Sheriff, M. J.; Krebs, C. J. & Boonstra, R. (2009) “The sensitive hare: Sublethal effects of predator stress on reproduction in snowshoe hares”, Journal of Animal Ecology, 78, pp. 1249-1258 [consultato il 5 dicembre 2019].
44 Suraci, J. P.; Clinchy, M.; Dill, L. M.; Roberts, D. & Zanette, L. Y. (2016) “Fear of large carnivores causes a trophic cascade”, Nature Communications, 7 [consultato il 6 dicembre 2019]. Zanette, L. Y.; White, A.; Allen, M. C. & Clinchy, M. (2011) “Perceived predation risk reduces the number of offspring songbirds produce per year”, Science, 334, pp. 1398-13401.
45 Clinchy, M.; Schulkin, J.; Zanette, L. Y.; Sheriff, M. J.; McGowan, P. O. & Boonstra, R. (2011) “The neurological ecology of fear: Insights neuroscientists and ecologists have to offer one another”, Frontiers in Behavioral Neuroscience, 5 [consultato il 30 novembre 2019].
46 Wang, Z. Y. & Ragsdale, C. W. (2018) “Multiple optic gland signaling pathways implicated in octopus maternal behaviors and death”, Journal of Experimental Biology, 221 [consultato il 6 novembre 2019].

47 Per un resoconto completo della sua storia vedi Smith, W. D. (2019) “My time with ‘male 911’: This Yellowstone wolf was safe from people, but not from nature”, The Washington Post, 31 May [consultato il 19 luglio 2019]; National Park Service (2017) “The hard life of a Yellowstone wolf”, National Park Service [consultato il 19 luglio 2019].

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