Un nuovo libro riguardo gli animali come essere senzienti

5 Jan 2019

È stato pubblicato un nuovo libro di Paola Sobbrio e Michela Pettorali riguardo la considerazione giuridica e veterinaria degli animali sfruttati per l’industria alimentare. Questo libro ci illustra quello che è veramente il “benessere animale” e fa vedere l’ipocrisia dietro non solo le leggi, che non sono certo a favore degli animali, ma anche di chi dovrebbe farle minimamente rispettare. Questa è un’introduzione a questo libro scritta per le autore.

 

Sobbrio, P. & Pettorali, M. (2018) Gli animali da produzione alimentare come esseri senzienti: considerazioni giuridiche e veterinarie, Vicalvi: Key Editore.

Cosa intende la legislazione di derivazione comunitaria quando afferma che essa tutela, garantisce e promuove il benessere animale in allevamento, durante il trasporto ed al momento della macellazione e come viene affrontato a livello scientifico il benessere degli animali da produzione alimentare e come si concilia l’aspetto economico con le valutazioni etiche e quelle scientifiche?

A questi quesiti da una risposta il libro “Gli animali da produzione alimentare come esseri senzienti. Considerazioni giuridiche e veterinarie” scritto da Paola Sobbrio, giurista e Michela Pettorali, veterinaria, edito da Key editore e pubblicato nel mese di Ottobre di quest’anno.

La tesi del libro è che “Le normative sul benessere animale sono fortemente condizionate da una prospettiva antropocentrica e vedono coinvolti una molteplicità di attori: le Istituzioni, i produttori, i cittadini, i consumatori e i consum-attori del cambiamento che attuano attraverso le scelte alimentari. Il fine delle normative è, nel caso degli animali d’ allevamento, destinati a diventare o a produrre cibo,  quello di garantire un prodotto sano ed evitare il diffondersi di zoonosi.

Per raggiungere questo obiettivo, all’animale viene concesso un po’ più di spazio, e qualche altra cosa, definito arricchimento, che consenta allo stesso di non arrivare ad una situazione di malessere e di forte stress poiché ciò è considerato un fattore di rischio per la salubrità del prodotto di derivazione animale e anche per la diffusione di zoonosi”.

Pertanto, quello che viene definito “benessere” è soltanto un termine a cui viene attribuito un “valore etico e rassicurante”.

Le normative sono focalizzate, appunto per questo, non ad assicurare il vero “benessere” per l’animale non umano- le autrici ci ricordano che “quelli che vengono definiti animali sono animali come lo siamo noi, i cosiddetti esseri umani”- quanto, piuttosto, in relazione alla finalità per cui gli stessi vengono utilizzati in relazione all’ambiente in cui sono costretti a vivere e alle ricadute che ha il benessere degli animali non umani  sulla salute umana.

Pertanto, “l’obiettivo di tutela delle normative non è l’animale non umano ma quello umano”.

Il nodo gordiano delle normative, delle policies europee, delle relazioni dei ministeri competenti e non ultimo dallo stesso articolo 13 del TFUE, sta nel considerare da un lato gli animali non umani come esseri senzienti ma dall’altro trattarli come oggetti inanimati.

Il legislatore e le Istituzioni sono consapevoli di quest’apparente inconciliabilità.

Considerare, da un lato, gli animali non umani come esseri senzienti, quindi esseri viventi che provano dolore, paura, sofferenza, gioia, tristezza da un lato e dall’altro meri oggetti ha una sua ratio.

Si tende a credere, solitamente, che, in queste situazioni,  il Medico Veterinario abbia ufficialmente il compito di “garantire i diritti degli animali” e che sia, essenzialmente, l’unica figura preposta a tale scopo riconosciuta dalle istituzioni ma, purtroppo, questa visione delle cose non risulta condivisa dalle Istituzioni.

Si tratta piuttosto di un “mito da sfatare” poiché tale impegno non risulta affatto obbligatorio per legge. Al contrario, tale impegno risulta spesso entrare addirittura in aperto conflitto con gli obblighi istituzionali e “civili” di questa professione poiché quello che viene chiamato “benessere animale” è sempre e comunque subordinato al benessere umano. L’importanza del ruolo di garanzia del Veterinario è stato più volte ribadito dalla giurisprudenza ad esempio nei processi Italcarni e Green Hill. Infatti, se per benessere si intende il miglior equilibrio possibile tra piano biologico – e quindi sanitario -piano psichico e piano sociale dell’individuo, rendendo così la condizione di benessere uno stato dinamico, per le leggi che riguardano tale tema e il lavoro del medico veterinario in questo ambito, ci rendiamo conto che l’obiettivo è completamente disatteso. Il benessere ormai non è più inteso come assenza di patologie: quello di cui possiamo parlare in questo momento infatti non è benessere ma, eventualmente, protezionismo. Poiché l’efficienza della comunicazione nazionale e internazionale continua a migliorare e sia l’atteggiamento pubblico, sia la legislazione diventano globali, è più probabile che le richieste di miglioramento del “benessere” degli animali portino a nuove leggi in un sempre maggiore numero di Paesi.

In questo fenomeno e per l’interazione di queste tendenze con la biologia, la professione veterinaria ha un ruolo importante da svolgere. Il benessere di un individuo è rappresentato dal suo stato rapportato allo sforzo di adattamento per stare nell’ambiente in cui si trova, quindi il benessere è una caratteristica individuale, non qualcosa di preordinato o legata solo ed esclusivamente alla specie di appartenenza, ma è soggettivo. Il Medico Veterinario sarà la figura professionale maggiormente chiamata a rispondere dei problemi legati al “benessere” degli animali, soprattutto di quegli animali coinvolti – e sfruttati – nella produzione di alimenti e derivati per l’uomo. Diverse concezioni del benessere animale possono, ovviamente, portare a conclusioni controverse su come gli animali dovrebbero essere trattati. Per alcuni il benessere si basa esclusivamente sulla funzionalità e quindi sulla corretta fisiologia e produzione. Altri invece, usando una concezione basata sui sentimenti, conclude che il benessere è scarso perché gli animali vocalizzano e pensano indichi frustrazione, oppure scappano dalla gabbia ogni volta che ne hanno la possibilità.

Infine, basandosi su una concezione naturale, si può concludere che il benessere degli animali sfruttati per la produzione alimentare sia scarso perché l’allevamento in se offre un ambiente innaturale che impedisce il loro comportamento naturale. Sarebbe confortante pensare che la scienza potesse arbitrare tali disaccordi mostrando, empiricamente o logicamente, che la qualità della vita degli animali dipende realmente solo dal funzionamento biologico, o solo sull’esperienza soggettiva o solo sul vivere in modo naturale, ma non è così. E’ stato dimostrato che nessuna di queste posizioni è valida, se considerata singolarmente, come indice di benessere, la scienza perciò, può fornire informazioni empiriche pertinenti, ma non può trasformare i dissensi in pura empiria adottando una particolare concezione del benessere degli animali con l’esclusione di altri. La strategia è chiara, si “riconosce l’interconnessione tra il benessere animale, quello umano e l’ambiente ed è visto come una strategia globale per espandere le collaborazioni interdisciplinari e le comunicazioni in ogni aspetto relativo al prendersi cura della salute per umani, animali ed ambiente.

L’evidenza alla base di questa strategia è che migliorare il benessere animale porta ad un miglioramento delle sue condizioni di salute, fisica e psichica e che, a partire dall’animale, questo miglioramento abbia effetti sull’uomo e sull’ambiente”. Un’interconnessione, dicono le autrici, che, però, “dovrebbe valere non per giustificare pratiche di sfruttamento, anche se svolte nel miglior modo possibile per gli animali, ma per mettere in discussione l’antropocentrismo su cui si fondano”. Altra tesi molto interessante che emerge dal volume è che nonostante dall’utilizzo degli animali come mezzo di produzione possano derivare rischi anche notevoli di diffusione di zoonosi “manca del tutto nelle normative sul “benessere e la protezione animale” un richiamo al principio di precauzione ed ai rischi correlati all’allevamento di animali”.

Le autrici, hanno dato vita, ad un libro unico nel suo genere, perché offre una panoramica complessiva delle normative, delle policies europee e dei documenti relativi al così detto “benessere” animale nonché degli sviluppi della scienza su tutte le specie animali destinate a diventare o produrre cibo attraverso tutti i momenti della loro triste e breve vita: allevamento, trasporto e macello. Leonardo Caffo, nella prefazione ha, infatti, scritto: “L’unione tra la giurisprudenza e la medicina veterinaria come strumenti di messa in crisi delle norme che vigilano sul benessere animale nel nostro paese è sostanzialmente inedita in una letteratura sugli Animal Studies estremamente concentrata sulla filosofia: al di là dei miei gusti e passioni personali credo di non esagerare nel dire che questo libro sia un segnavia decisivo, importante, necessario”.